Il consiglio comunale di Milano ha approvato, dopo tre ore di dibattito in aula e mesi di discussioni in città, il pubblico interesse per la costruzione del nuovo stadio di San Siro voluto da Inter e Milan. Quello di Palazzo Marino è un via libera condizionato che mette sedici ‘paletti' al progetto presentato dalle squadre. Tra le condizioni contenute nell'ordine del giorno della maggioranza (votato anche da parte del centrodestra) ci sono molti aspetti fondamentali: dalla riduzione delle volumetrie (quelle proposte dal masterplan sono quasi il doppio rispetto alle regole comunali), al rispetto del verde fino a una verifica dei canoni di affitto. Ma soprattutto c'è il salvataggio del vecchio stadio Meazza, il cui abbattimento rappresenta un colpo al cuore dei milanesi e dei tifosi. "Anche alla luce dei pareri espressi dalla Soprintendenza, dal Politecnico e dalla Conferenza dei servizi l’ipotesi di abbattimento – si legge nel documento – si ritiene superata. Deve pertanto essere prevista una proposta specifica in merito alla rifunzionalizzazione del manufatto esistente".

Dopo il voto in consiglio comunale inizia la vera trattativa

Ora inizia la vera trattativa tra la giunta di Beppe Sala e i club. Qui si giocherà il destino dell'area e non sappiamo come andrà a finire. Il risultato potrebbe essere un'enorme operazione speculativa a vantaggio dei privati (le squadre non hanno mai nascosto che il loro obiettivo è, comprensibilmente, quello dotarsi di asset importanti per competere con le big del calcio europeo), ma anche un'opportunità di riqualificazione e rilancio del quartiere. Quello che però già si può dire è che la discussione è passata completamente sopra la testa dei cittadini, chiamati a esprimersi solo con un sondaggio online (dall'attendibilità molto discutibile) e coinvolti in un solo incontro pubblico da cui molti sono usciti insoddisfatti (con il presidente del Milan Scaroni coperto di fischi dopo aver definito la zona di San Siro "una landa desolata").

Il rischio di un progetto calato dall'alto

Certo è importante che il consiglio comunale, espressione del voto dei milanesi, abbia detto la sua. E altrettanto significativo è l'elenco di punti su cui il piano delle squadre andrà rivisto. Ma il documento che indirizza la trattativa non mette certo vincoli ferrei e quindi l'impressione è che, se il sindaco non riuscirà a imporsi, Inter e Milan rischiano di avere molto spazio e gli interessi di residenti e comitati di zona pochissimo peso. Beppe Sala subito dopo il voto ha chiarito che il progetto delle società "come è oggi non è un progetto accettabile. Quindi è da qua che si ricomincia a lavorare". Comunque vada la discussione, il rischio concreto è che i milanesi vivano il destino dell'area di San Siro e il nuovo stadio di Milano come una decisione calata dall'alto, buona o cattiva che sia, e non un progetto partecipato e costruito insieme alla collettività. Un pericolo a cui Beppe Sala dovrà stare attento, a un anno e mezzo dalle prossime elezioni comunali.