"Un sostanziale assenso, sia pur condizionato sullo studio di fattibilità" presentato da Milan e Inter per la costruzione di un nuovo stadio nell'area di San Siro, con la richiesta però di "valutare e proporre ipotesi alternative alla demolizione" del vecchio Meazza. Un impianto che "rappresenta un luogo identitario della città" ed è "percepito come una ‘icona' dello sport". È quanto si legge nel parere finale della Conferenza dei servizi che si è riunita per valutare la proposta del nuovo impianto presentata a luglio dai club milanesi. Un documento di settantacinque pagine, pubblicato sul sito del Comune di Milano, che contiene i pareri tecnici su cui si fonderà la decisione politica a cui sono chiamati la giunta e il consiglio comunale, nel valutare l'interesse pubblico del dossier.

San Siro, dalla conferenza dei servizi "sostanziale assenso" condizionato

Giancarlo Tancredi, direttore dell'area pianificazione tematica e valorizzazione aree e Responsabile unico del procedimento, al termine della conferenza "dichiara che la procedura della Conferenza dei servizi preliminare si può ritenere conclusa avendo registrato un sostanziale assenso, sia pur condizionato, sullo studio di fattibilità in esame". Una via libera che arriva, si legge nel documento, "a fronte di tutte le condizioni e/o prescrizioni indicate e fatte salve in ogni caso le valutazioni, indicazioni, prescrizioni che dovessero successivamente pervenire a cura del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo-Soprintendenza archeologica Belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Milano".

Proporre alternative alla demolizione del Meazza

I dubbi rimangono, quindi, anche dopo il primo passaggio tecnico. Il passaggio più critico resta quello relativo alla demolizione dello stadio esistente. Su questo punto è significativo il parere della Direzione generale archeologia belle arti e paesaggio di Milano. Nello studio di fattibilità presentato dai club, la riqualificazione del Meazza viene considerata "una scelta inefficiente a livello di costi/benefici ma anche sotto il profilo della valorizzazione urbanistica". L'opinione della direzione archeologica, al contrario, è che "lo stadio di San Siro, nella sua attuale posizione, rappresenta un luogo identitario ben storicizzato" e la proposta di demolizione avrebbe quindi "un'estrema rilevanza non solo locale ma anche nazionale e internazionale, in quanto percepito come ‘icona' dello sport calcistico". Per questo si chiede che "l'opzione proposta della demolizione, ma da realizzarsi in una fase successiva alla realizzazione del nuovo stadio accanto a quello esistente, non sia da considerarsi l'unica possibile". E comunque se si procedesse alla demolizione dovrebbe "necessariamente essere coinvolto" il Ministero dei Beni culturali.

Dubbi su valorizzazione del patrimonio, volumetrie e verde

I dubbi dei tecnici riguardano anche la valorizzazione dell'area, di proprietà comunale. La Direzione partecipate e patrimonio immobiliare ricorda che nel progetto presentato "non viene considerato il valore patrimoniale dello stadio esistente. Lo stesso è stato stimato con un valore pari a 110 milioni di euro in passato dagli uffici comunali, con un valore pari a 44 milioni da parte delle società di calcio" e in seguito in una perizia terza "è stato riconosciuto il valore di concessione del diritto di superficie per 99 anni pari a 68,5 milioni". Gli uffici comunali invitano a "verificare puntualmente le intenzioni dei proponenti circa la sostituzione ‘alla pari' del nuovo impianto con l'esistente". Rilievi anche dal settore Urbanistica in merito alle volumetrie del progetto che, come è noto, superano quelle quelle previste dal Pgt. Tra le richieste c'è anche quella di rivedere i progetti troppo "orientati alla creazione di piazze, verde d’arredo e parcheggi" per dare spazio alla presenza di verde. L’Ats chiede che, per ridurre l'inquinamento acustico, il nuovo stadio non ospiti concerti.