Lo stadio di San Siro dopo la realizzazione del secondo anello (Foto: Wikicommons)
in foto: Lo stadio di San Siro dopo la realizzazione del secondo anello (Foto: Wikicommons)

"Lo stadio di San Siro? È un patrimonio immateriale di Milano, un ‘luogo di culto', ma non ha certo cambiato la storia dell'architettura". Barbara Galli, per molti anni docente proprio di Storia dell'architettura al Politecnico di Milano, a Fanpage.it spiega quale potrebbe essere il senso del recente parere espresso dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio sullo stadio Meazza, la cui possibile demolizione per far posto a un nuovo impianto è uno dei temi caldi nell'agenda del sindaco Beppe Sala. La Soprintendente Antonella Ranaldi alcuni giorni fa ha inviato un parere al Comune che potrebbe riaprire i giochi sul Meazza, che sembravano ormai chiusi: dopo la presentazione da parte dei vertici di Inter e Milan dei due progetti in lizza per il nuovo impianto, il tema sembrava infatti ormai essersi ridotto solo a quale delle due proposte piacesse di più.

(Archivio LaPresse)
in foto: (Archivio LaPresse)

La rilevanza architettonica del secondo anello

La Soprintendente ha invece messo un paletto importante sulla strada del possibile abbattimento di San Siro: "La demolizione non è l’unica opzione per il Meazza: valutate ipotesi alternative come l’adeguamento e la trasformazione dell’impianto", ha scritto nel suo parere inviato a Palazzo Marino, sottolineando come lo stadio sia percepito come "un'icona dello sport", ma anche come vi siano parti del Meazza, costruito nel 1926, ritenute "significative dal punto di vista architettonico". La soprintendente a tal proposito cita il secondo anello, con le caratteristiche rampe elicoidali (stile poi ripreso dalle torri costruite assieme al terzo anello per i mondiali di Italia '90). Quello che fu il frutto del secondo ampliamento del Meazza (un primo venne realizzato nel 1935, contestualmente all'acquisto dell'impianto da parte del Comune di Milano), è stato curato a livello ingegneristico da Ferruccio Calzolari e a livello architettonico da Armando Ronca. Quest'ultimo ha lasciato un'impronta particolare soprattutto in Trentino Alto-Adige, ma non si può certo ritenere tra i massimi nomi dell'architettura italiana: a spiegarlo a Fanpage.it è Barbara Galli, che dopo molti anni come docente al Politecnico oggi lavora per un ente del ministero dei Beni culturali e sul tema del vincolo sullo stadio di San Siro si è molto confrontata in questi giorni con i suoi colleghi.

Dottoressa Galli, perché secondo lei la Soprintendenza ha proposto un vincolo solo per il secondo anello? 

Non riesco a capire perché solo il secondo anello e non tutto il resto, ed è una delle domande che ci siamo fatti tra addetti ai lavori. In realtà forse lo stadio è tutto da vincolare, ma con un vincolo particolare, più immateriale che architettonico, perché San Siro non ha modificato o cambiato la storia dell'architettura. Più che altro è un "oggetto" che fa parte della cultura e della storia culturale di Milano.

È lì da quasi 100 anni…

È diventato un "luogo di culto", ci sono persone che vengono a visitare Milano e vanno a vedere San Siro. Il Meazza è diventato un po' lo stadio di rappresentanza della città, quindi vincolarne solo una parte piuttosto che vincolarlo tutto è molto particolare.

Forse il vincolo al secondo anello potrebbe essere un modo per preservare parte dell'impianto, ma al tempo stesso aprire la strada a una ristrutturazione dello stadio?

Sì, è più che altro un inizio per definire che San Siro è importante e dovrebbe essere in una certa parte mantenuto.

Potrebbe essere stato un modo per indicare quali sono le parti da non toccare e quelle invece dove poter intervenire, che sarebbero invece le aggiunte fatte per i Mondiali di calcio Italia '90, cioè le torri elicoidali e il terzo anello. 

Sì, anche se tra addetti ai lavori discutevamo di questo tema e forse le torri sono poi quelle più rappresentative nell'immaginario collettivo. Sono iconiche: non so se è mai stato a una partita, ma salire sulla scala e arrivare al proprio posto è come partecipare a un pellegrinaggio. Anche perché è un qualcosa che si fa tutti insieme, tutti insieme si partecipa a questo movimento, quasi una transumanza di persone, sia nel salire sia nello scendere.

Lei quindi è decisamente tra i fautori della conservazione di San Siro.

Sì, anche da milanista lo sento proprio come vicino. Ma non sono da sola: ho molti amici che vanno allo stadio da anni, ce n'è uno che ha visto quasi mille partite. Chi è un tifoso da moltissimi anni vede la possibile demolizione di San Siro un po' come perdita, perché la sua vita l'ha passata lì dentro.

Quindi, riassumendo: da un punto di vista architettonico San Siro non ha tutta questa rilevanza, però secondo lei è un patrimonio immateriale.

Sì, anche dal punto di vista ingegneristico lo stadio non è un grande edificio innovativo. Io sarei per estendere il vincolo: però già il secondo anello è qualcosa, nel senso che dal non essere vincolato a vedere una parte vincolata comunque è importante, anzi si dà importanza a San Siro.