Basta balletti sullo stadio di San Siro. Dopo aver detto che "è la storia del calcio", dopo aver caldeggiato la sua ristrutturazione e il suo salvataggio, seppur all'interno di un progetto che preveda la costruzione di un nuovo impianto affianco allo storico Meazza, il sindaco di Milano Beppe Sala è nuovamente tornato sulla questione con dichiarazioni che sembrano sconfessare quanto detto finora. "Se mi convincono che non c’è via per conservare San Siro non mi opporrò al buon senso", ha affermato ieri Sala, interpellato a riguardo di una vicenda che rischia di esasperare i milanesi, per definizione persone pragmatiche che tra il dire e il fare, preferiscono decisamente la seconda.

Anche perché ciò che doveva essere detto lo hanno pronunciato prima il Consiglio comunale e poi la giunta negli scorsi giorni: Inter e Milan possono costruire un nuovo stadio, ma devono rivedere i loro progetti, riducendo le volumetrie e salvaguardando il "vecchio" Meazza. Se questa è la volontà politica dell'amministrazione comunale milanese, che senso hanno le nuove dichiarazioni di Sala? La sensazione, a pensar male, è che si voglia continuare ad alimentare un clima – creato soprattutto da Inter e Milan, anche attraverso sondaggi dalla dubbia attendibilità – che renda meno indigesta, e in qualche modo prospetti come inevitabile la demolizione del vecchio San Siro.

Se ci si astrae un attimo dai quasi quotidiani lanci di agenzia sull'argomento, la questione San Siro è andata più o meno in questo modo: in un primo tempo è deflagrata con la notizia del possibile abbattimento del Meazza, che a un certo punto è parso quasi inevitabile. Poi, pian piano, si è assistito al montare delle proteste pro-San Siro, dei dubbi sul progetto di Inter e Milan, della nostalgia per un simbolo della città che si voleva cancellare con troppa fretta. Si è arrivati così a quello che sicuramente è un compromesso: sì allo stadio nuovo, ma senza rinunciare al vecchio e riqualificandolo ("rifunzionalizzazione" è il temine usato dal Comune e sul quale il presidente del Milan Paolo Scaroni ha recentemente ironizzato) per altre funzioni.

Adesso però le nuove affermazioni di Sala rimettono in dubbio tutto e soprattutto rimettono in campo l'ipotesi iniziale, quella del possibile abbattimento di San Siro, che è ormai chiaro come sia l'unica davvero presa in considerazione da Inter e Milan. Le due società hanno chiesto di definire l'iter in tempi certi e rapidi, una sorta di ultimatum che è accompagnato dalle continue allusioni a "piani B" (l'area Ex Falck di Sesto San Giovanni) e anche "piani C" (San Donato Milanese). Il Sala del "non accetto pressioni" si è trasformato nel giro di pochi giorni in quello del "se mi convincono che non c’è via per conservare San Siro non mi opporrò al buon senso". E così si è ritornati al punto di partenza, in attesa del prossimo giro di valzer.