Dopo l'intesa di massima raggiunta tra Comune di Milano da una parte e Inter e Milan dall'altra, il progetto per il nuovo stadio di San Siro, e la contestuale parziale demolizione e rifunzionalizzazione del vecchio Meazza sembra avviarsi verso una soluzione positiva. Non mancano però le critiche, anche all'interno della maggioranza che sostiene la giunta Sala. Fanpage.it ha intervistato l'assessore all'Urbanistica Pierfrancesco Maran per fare un punto sulla vicenda e chiarire alcune delle criticità che si prospettano da qui ai prossimi mesi.

Assessore Maran, qual è il valore dell'intesa raggiunta tra il Comune e Inter e Milan? È un passo avanti significativo verso il nuovo stadio? E quali sono i prossimi passaggi? 

Riassumiamo un po' la vicenda. L'estate scorsa le squadre ci avevano presentato una proposta che, dopo il voto del Consiglio comunale, era stata valutata positivamente dalla giunta nei suoi elementi generali, ma con la necessità di rivedere molti dei punti qualificanti e quindi di ripresentare uno studio di fattibilità. In particolare, anziché abbattere il Meazza bisognava intervenire su una rifunzionalizzazione. L'elemento più debole era che le squadre dicevano: ‘Costruiamo un nuovo stadio con a fianco un po' di uffici e spazi commerciali'. Il lavoro fatto quest'anno ha portato invece a una proposta che cerca di creare un'offerta sette giorni su sette, qualcosa che si integra anche con le zone limitrofe in maniera molto positiva. Per presentare la proposta c'erano alcuni passaggi, legati al modo e ai costi per rifunzionalizzare il Meazza. Su quest'ultimo punto le squadre hanno stimato che i costi siano 74 milioni di euro in più e in base a questo avevano giustificato una richiesta di indice edificatorio che era sostanzialmente uguale a quella della proposta precedente.

I 74 milioni sono quindi una stima?

Sì, e ci sta che in una fase preliminare sia una stima spannometrica, quando poi presenteranno la proposta reale dovranno argomentarla e verificarla. Noi comunque abbiamo fatto alcune controdeduzioni che abbiamo presentato loro lunedì, dicendo sostanzialmente: ‘Diamo per buono che la rifunzionalizzazione costi 74 milioni, secondo noi quei soldi non valgono come indice edificatorio quello che avete scritto voi, ma valgono 0,16 mq/mq che sommato allo 0,35 già nel Pgt fa 0,51'. Questa stima loro la accettano e la condividono: chiarirsi sugli elementi di calcolo è già un elemento importante in una discussione che ha tanti aspetti, ma sicuramente anche un aspetto economico tra di essi. Diciamo che mi sembra che abbiamo smarcato un punto qualificante perché loro possano ripresentare una proposta valutabile.

Questo incremento sulle volumetrie rispetto al Pgt comporterà necessariamente un passaggio in Consiglio. 

I passaggi consiliari sarebbero stati da farsi anche qualora i numeri fossero stati nelle regole del Pgt, perché è una proposta di diritto di superficie su suolo di proprietà comunale. I due grandi casi in questo momento in Italia sono lo stadio di Milano e di Roma: dal punto di vista amministrativo, posto che la legge sugli stadi ha elementi di difficile interpretazione e si presta a varie letture, la differenza è che lo stadio della Roma è su un'area privata, quello di Milano su un'area comunale. Quindi comunque bisogna avere il voto del Consiglio comunale, non solo sul sì alla proposta, ma anche sulle variazioni urbanistiche collegate alla proposta. Diciamo che in ogni caso quindi il Consiglio comunale avrebbe dovuto votare. Un voto finale del Consiglio comunale serve, ed è anche il motivo per cui l'estate scorsa quando è arrivato il progetto, prima di esprimerci come giunta abbiamo chiesto al Consiglio quali fossero gli elementi essenziali per arrivare a un'approvazione. Tra le cose discutibili della legge stadi c'è l'elemento che il Consiglio è l'organo che deve dare l'approvazione definitiva, ma si esprime a valle di tutto il percorso e solo con un sì e con un no. Quindi diciamo che ci siamo ‘inventati' quel passaggio preliminare perché sia la giunta sia le squadre potessero lavorare con delle linee di indirizzo.

Tra i vari passaggi nell'iter verso il nuovo stadio era stata in passato anche ipotizzata la possibilità di un referendum. Lei la esclude?

Ad oggi la escludiamo, nel senso che ci sembra giusto che siano gli organi preposti ad assumersi una responsabilità, sia perché è il loro compito e sia perché hanno accesso a una serie di valutazioni e informazioni che vanno comprese. Dal nostro punto di vista è giusto che in un sistema di democrazia rappresentativa siano gli enti come il Consiglio comunale a doversi esprimere sulla vicenda.

Tra le critiche di alcuni consiglieri, anche di maggioranza, c'è la mancanza di un'analisi costi-benefici oggettiva da parte delle squadre sulla ristrutturazione del vecchio Meazza rispetto all'edificazione di un nuovo stadio.

Questo non è vero, nel senso che può essere opinabile come sempre se le valutazioni siano state sufficienti o insufficienti. Le squadre hanno anche commissionato uno studio al Politecnico di Milano che va a rafforzare la loro proposta di costruire un nuovo stadio.

Però il Politecnico è appunto advisor delle due squadre. 

Sì, Milan e Inter hanno pagato al Politecnico uno studio che arriva a dire questa cosa qui. L'obiezione può essere che non esiste uno studio terzo a riguardo, però c'è anche da dire che non è che lo stadio lo può ristrutturare chiunque. Potrebbe farlo il Comune di Milano, ma non vedo perché la priorità di spesa del Comune dovrebbe essere lo stadio piuttosto che l'edilizia scolastica o le case popolari. Sull'allocazione delle risorse pubbliche secondo me un luogo dello sport professionistico si deve autofinanziare, quindi è giusto che siano le squadre a fare una proposta. Nel corso di tutte le riunioni negli ultimi due anni Inter e Milan ci hanno categoricamente escluso la possibilità di ristrutturare il Meazza, valutando o di non fare niente, o di costruirvi a fianco o di valutare altri luoghi nella Città metropolitana. Quindi queste sono le strade che abbiamo avuto davanti. Hanno fatto una verifica con il Politecnico – chiaramente come loro advisor, però stiamo parlando anche dell'istituzione tecnica più importante del Paese – che conferma il fatto che date le loro necessità specifiche il Mezza non sarebbe ristrutturabile. Il tema che resta aperto è chiaramente la premessa, cioè le loro esigenze: come tutti gli oggetti anche il Meazza può essere ristrutturato, oggi sicuramente non è più il top di gamma in Europa dal punto di vista della funzionalità, però stiamo parlando di uno stadio ben mantenuto nel corso degli anni.

E che nel 2016, solo quattro anni fa, ha ospitato una finale di Champions (tra Atletico e Real Madrid). 

Sì, ma il punto è che o ti accontenti di uno stadio che sta invecchiando progressivamente e che su alcuni elementi oggi essenziali per essere considerato uno stadio di fascia alta fa fatica, oppure provi a fare un'operazione diversa. Le squadre ci hanno detto che non valeva la pena investire per dargli un'ulteriore ammodernata.

Il consigliere comunale, Enrico Fedrighini, intervistato da Fanpage.it ha fatto una sorta di provocazione, dicendo: se le squadre dovessero dimostrare in maniera oggettiva che il Meazza non è più utile come stadio di calcio, perché non demolirlo completamente, evitando di lasciare un feticcio e soprattutto risparmiando i 74 milioni?       

Tutto è valutabile, però noi abbiamo un mandato votato dal Consiglio comunale che dice di rifunzionalizzarlo. In più, avendo un forte valore iconico il Meazza, mantenerne degli elementi essenziali ha un suo senso, è anche la storia di altri stadi, da Highbury in poi. Quello che abbiamo visto è che è molto difficile rifunzionalizzare l'oggetto integralmente: per esempio una delle strade intermedie che abbiamo valutato e che ci sembrava affascinante era l'idea di provare a costruire al piano terra e di immaginare un campo di calcio al primo anello. Sarebbe stato interessante, perché a Milano manca un impianto, a parte l'Arena civica, da 10-20mila spettatori. Però le verifiche, anche dei tecnici del Comune, hanno detto che è una soluzione infattibile. E quindi si è andati verso una soluzione che è quella di mantenere il Meazza come involucro architettonico su alcuni lati e immaginarlo per altri sport che non prevedano pubblico, quindi un legame con sport di base, attività di quartiere, un sistema di parchi e sport che sull'Ovest Milano è abbastanza diffuso.

A proposito dei parchi: una delle critiche al progetto è che la percentuale di terreno permeabile sarebbe molto bassa, pari a circa il 10 per cento della superficie totale. 

Ci sono tutte le fasi di valutazione in cui su questi punti penso e spero che ci saranno delle migliorie. Il progetto ad oggi interviene su un'area che è già fortemente impermeabilizzata. Come tutti i progetti è normale che ognuno abbia opinioni forti, anche divergenti e che si difenda lo status quo. Ma lo status quo è che oggi hai uno stadio iconico in mezzo a una distesa di asfalto, con una piccola area verde a lato. Da questo punto di vista la situazione ambientale del Meazza non è eccezionale, e in più quando non si gioca a pallone è veramente un luogo deserto, e in queste settimane la situazione è ancora più impressionante. Detto ciò, se si fanno le cose è chiaro che bisogna rifarle meglio: allora da un lato c'è un tema della superficie permeabile che non è altissima, è nei limiti della norma, e che spero che durante il percorso e già nella loro proposta iniziale potrà essere innalzata. Dall'altro lato sicuramente ci sono numeri più positivi sia per quanto riguarda gli spazi pedonali – perché si ipotizza un sistema completamente pedonale con tunnel automobilistici e parcheggi sotterranei -, sia per il verde fruibile. Anche interventi recenti a Milano, pur se non impermeabili sono verdi: ad esempio la Biblioteca degli alberi e Citylife. In ogni caso in settimana c'è stato un passo avanti importante, però saranno possibili ulteriori miglioramenti.

Secondo lei il nuovo stadio è un'opportunità per Milano, anche considerando il particolare momento che attraversa la città?

Io valuto positivamente che anche Milan e Inter, e devo dire fortunatamente non solo loro, vogliano proseguire con gli investimenti nonostante il periodo sia di incertezza. Questo va rispettato: ero come tanti un sostenitore più della ristrutturazione che di un nuovo impianto, però credo anche che se la volontà da parte delle squadre è così ferma bisogna cercare di far sì che il progetto sia il più bello possibile. E poi sarebbe un peccato se le condizioni portassero a spostare lo stadio in altre parti dell'area metropolitana…

Ma secondo lei l'ipotesi di abbandonare Milano è stata davvero presa in considerazione da parte delle squadre?

Io nel mio ruolo non devo escludere niente, so che ci sono tante aree nell'Area metropolitana che cercano un'identità. Si è parlato tanto di Sesto, ma pensiamo anche a Segrate dopo il fallimento del grande centro commerciale Westfield. So che esistono delle alternative e devo valutare anche questo elemento. L'altra questione è che noi nei decenni abbiamo costruito un sistema attorno a San Siro perché sia in grado di ospitare eventi di massa, compresa la nuova linea metropolitana, e quindi dobbiamo anche preservarla come zona. Secondo noi è il quartiere San Siro quello che deve ospitare lo stadio. E un altro elemento che va valorizzato ed è importante è che Milano è uno dei pochi casi in Europa in cui due società calcistiche hanno un progetto nuovo per stare insieme, altrove quasi tutte le big hanno un loro singolo stadio.

Assessore, per quanto riguarda le voci critiche anche all'interno della maggioranza, ci sarà un confronto in Consiglio?

Assolutamente, anche con i consiglieri di maggioranza critici e dubbiosi abbiamo un dialogo costante. Ci sta che su argomenti così difficili e spinosi sia difficile mantenere un'omogeneità, sia nella maggioranza, sia sul fronte dell'opposizione. Ad esempio c'è Forza Italia che è a favore del nuovo stadio e il presidente del Municipio 7, di Forza Italia, che addirittura ha proposto un referendum. I progetti di questo tipo creano valutazioni molto più diversificate.