L’incendio in zona Bovisasca (Foto: Giampaolo Mannu)
in foto: L’incendio in zona Bovisasca (Foto: Giampaolo Mannu)

Da tre giorni a Milano l'aria è irrespirabile a causa di un incendio in un deposito di rifiuti in zona Bovisasca, non ancora spento. E poche ore dopo l'incendio in via Chiasserini, un altro rogo è divampato a cinque chilometri di distanza, a Novate Milanese. Non sono i soli roghi di cui si ha notizia in questo 2018 in Lombardia: pochi giorni fa i carabinieri hanno arrestato sei persone responsabili di uno dei più devastanti, quello scoppiato il 3 gennaio in un capannone in disuso a Corteolona, che in realtà era una discarica abusiva al centro di un traffico illecito di rifiuti. Restando sempre a Milano e dintorni, nel corso di quest'anno si sono contati già tre incendi a Baranzate (a gennaio), in un capannone abbandonato nei pressi dell'ospedale Sacco (ad aprile) e in un deposito dell'Amsa a Muggiano (a luglio). Senza contare i due incendi divampati nel giro di pochi giorni a settembre all'esterno del campo rom di via Bonfadini.

Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, dopo il rogo di via Chiasserini (sul quale indaga la magistratura), aveva detto che "la Lombardia è terra dei fuochi come il resto di Italia". Eppure per il Comune di Milano non è così: "È chiaro che non possiamo più permettere che avvengano queste situazioni – ha dichiarato in una nota l'assessore all'Ambiente e alla mobilità Marco Granelli – la Magistratura e le Forze di Polizia stanno indagando e siamo convinti che lo faranno nel modo più incisivo possibile: non siamo la terra dei fuochi". Granelli però sembra smentirsi da solo, già con le parole utilizzate: dire "non possiamo più permettere che avvengano queste situazioni" significa che finora (come purtroppo è drammaticamente evidente) queste situazioni si sono già verificate. L'ultimo grave incendio in un deposito di rifiuti a Milano si verificò nel luglio del 2017 nel quartiere di Bruzzano, che ironia della sorte è proprio quello da cui proviene l'assessore. Lo stesso Granelli poi nel prosieguo della nota sottolinea come quanto fatto finora non sia stato sufficiente: "Dobbiamo essere sempre più rigidi con gli impianti di stoccaggio e smaltimento. Con i rifiuti non si scherza. E meno male che le istituzioni stanno operando con fermezza: la Città metropolitana aveva fatto sopralluoghi positivi prima dell’estate (nella ditta Ipb andata a fuoco, ndr), quando non c’erano rifiuti, poi aveva notificato il preavviso di diniego dell’autorizzazione a fine agosto, viste alcune irregolarità; ed infine giovedì scorso, insieme alla Polizia Locale di Milano, grazie ad una fattiva collaborazione tra Città metropolitana e Comune di Milano, c’è stata un’ispezione a sorpresa e un verbale che contestava la presenza di rifiuti non autorizzati".

Tutto vero: eppure tre giorni dopo questo sopralluogo il deposito e 16mila metri cubi di rifiuti sono andati misteriosamente a fuoco. Com'è stato possibile? Non era ipotizzabile pensare a una sorveglianza più stretta per un sito in cui erano state riscontrate evidenti anomalie? Ad avanzare gli stessi dubbi è l'assessore all'Ambiente del Municipio 8, Enrico Fedrighini: "Forse sarebbe bastata una semplice telecamera, all’ingresso del capannone di via Chiasserini, installata ai primi segnali di inaffidabilità da parte dell’operatore, per prevenire quanto è accaduto", ha scritto l'assessore su Facebook, evidenziando anche un aspetto che forse al suo omologo a Palazzo Marino sfugge: la Terra dei fuochi non è appannaggio della sola criminalità organizzata, ma si può concretizzare anche a causa delle condotte spregiudicate e pericolose di imprenditori senza scrupoli. "Certamente la criminalità organizzata è parte attiva nel settore (generalmente su un piano defilato) – ha scritto Fedrighini -. Ma la maggior parte dei reati ambientali in Italia sono reati di impresa. Per una ragione banale, fondata sull’analisi costi/benefici: i potenziali guadagni sono immensamente superiori ai rischi di essere scoperti (e all’eventuale prezzo da pagare, qualora si venga scoperti)". L'ultimo esempio di questi imprenditori spregiudicati ce lo fornisce la cronaca: proprio oggi, mercoledì 17 ottobre, i carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Milano hanno sequestrato un sito di stoccaggio abusivo a Cornaredo nel quale erano stoccati 1200 metri cubi di rifiuti speciali in maniera illegale, denunciando due persone.