La capogruppo alla Camera di Forza Italia, Mariastella Gelmini
in foto: La capogruppo alla Camera di Forza Italia, Mariastella Gelmini

Mariastella Gelmini ha lasciato il ruolo di coordinatrice di Forza Italia in Lombardia, carica che ricopriva dal 2014. Fonti azzurre sottolineano che le dimissioni dell'ex ministro erano già state consegnate al presidente Silvio Berlusconi al momento della sua elezione a capogruppo alla Camera. Quindi prima degli scandali giudiziari che recentemente hanno colpito il partito a livello regionali con gli arresti di Pietro Tatarella, vice coordinatore ed ex consigliere comunale di Milano, e di Fabio Altitonante, ex sottosegretario regionale e commissario a Milano. Le dimissioni di Gelmini erano state congelate, per volontà dello stesso Berlusconi, fino al termine della campagna elettorale per le elezioni europee.

Esponenti di Forza Italia coinvolti nelle indagini sulle tangenti in Lombardia

Dalle carte dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha portato a 43 arresti tra politici e imprenditori (oltre 100 le persone indagate) emerge il coinvolgimento di diversi esponenti lombardi di Forza Italia. C'è l'europarlamentare Lara Comi, indagata per finanziamento illecito in relazione ai fondi ricevuti da società riconducibili a lei (con lei è indagato anche il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti). C'è l'ex coordinatore varesino Gioacchino Caianiello, che per gli inquirenti era il "burattinaio" di un sistema di mazzette, fondi irregolari e appalti pilotati. Lo stesso Caianiello è accusato di aver tentato di corrompere il presidente della Regione, Attilio Fontana, con la promessa di un lavoro per il suo ex socio Luca Marsico. Un filone delle indagini che ha poi portato all'apertura di un fascicolo per abuso d'ufficio anche a carico del governatore lombardo.

Caianiello si trova in carcere, così come un altro personaggio centrale, secondo gli inquirenti: Pietro Tatarella, accusato di corruzione e associazione per delinquere. Per gli investigatori avrebbe ricevuto 5mila euro al mese sotto forma di false consulenze dall'imprenditore Daniele D'Alfonso per favorirne gli affari e garantire una corsia preferenziale nelle gare pubbliche."Dove c'era Expo infatti stiamo cercando di capire se riusciamo ad entrarci un po' pure noi”, diceva intercettato, parlando dell'opportunità di ritargliarsi una fetta nel business del post Expo grazie anche al ruolo del collega di partito Fabio Altitonante, all'epoca sottosegretario con delega proprio al rilancio delle aree dell'esposizione universale del 2015.