Il cantiere dell’area Expo a Rho (Milano)
in foto: Il cantiere dell’area Expo a Rho (Milano)

“Dove c'era Expo infatti stiamo cercando di capire se riusciamo ad entrarci un po' pure noi”. Sono le parole, intercettate nell'ambito di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano, del consigliere comunale e vicecoordinatore di Forza Italia, Pietro Tatarella, finito in carcere oggi con accuse di corruzione e associazione a delinquere. Sono in totale 43 gli arresti effettuati da carabinieri e guardia di finanza tra politici, amministratori e imprenditori. Nei dialoghi intercettati il candidato azzurro alle elezioni europee del prossimo 26 maggio assicurava di poter contare su rapporti istituzionali molto forti e di conoscere bene Giuseppe Bonomi, amministratore delegato di Arexpo (società pubblica che si occupa del post Expo). E dall'ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari Raffaella Mascarino emerge il tentativo del consigliere di avvalersi “della sua funzione pubblica e delle relazioni esistenti con altri pubblici ufficiali per incamerare lavori con altre imprese" offrendosi come intermediario.

Le ombre sul ruolo del sottosegretario Altitonante

Tra i politici che per gli inquirenti sarebbero stati finanziati in modo illecito nel corso della campagna elettorale del marzo 2018 proprio attraverso l'intermediazione di Tatarella c'è anche Fabio Altitonante, che in seguito è diventato sottosegretario nella giunta di Attilio Fontana e ha ottenuto la delega per la riconversione delle ex aree Expo, ora agli arresti domiciliari. Per il gip quanto scoperto nell'indagine getta “un’ombra quanto mai allarmante sulle modalità” con le quali Altitonante “potrà gestire la delicatissima delega alla ‘Rigenerazione e sviluppo dell’Area ex Expo' che, come intuibile, coinvolge interessi economici di portata milionaria”.

La rete della corruzione: Tatarella riceveva 5mila euro al mese

La rete di interessi e corruzione scoperta dai magistrati non si limitava all'interesse per l'ex area di Expo. Lo stesso Tatarella, membro della commissione consiliare urbanistica ed edilizia privata e della commissione "verifica e Controllo Enti Partecipati", secondo gli investigatori riceveva una tangente di 5mila euro al mese sotto forma di false consulenze e varie utilità dalla Ecol service dell'imprenditore Daniele D'Alfonso, anche lui arrestato. In cambio lo metteva in contatto con i vertici amministrativi regionali e di Amsa (municipalizzata del Comune di Milano che si occupa di nettezza urbana) e gli garantiva un canale preferenziale per bandi e gare pubbliche. Le indagini hanno portato alla luce anche un episodio di tentata corruzione ai danni del governatore Attilio Fontana, presente come "parte offesa" nell'indagine. Secondo la ricostruzione, il presidente leghista della Lombardia avrebbe ricevuto pressioni dall’ex coordinatore provinciale di Forza Italia Gioacchino Caianiello, che gli chiedeva una nomina gradita nel "settore Formazione" della Regione in cambio di consulenze per l'avvocato socio di studio di Fontana, Luca Marsico.