Gioacchino Caianiello, l'ex coordinatore varesino di Forza Italia arrestato nell'inchiesta della Distrettuale antimafia di Milano sul sistema di tangenti, finanziamenti illeciti e appalti truccati in Lombardia, assicura di non aver mai ricevuto soldi "in modo illecito" e spiega che il denaro raccolto nella sua attività "lo ha messo in Agorà, un'associazione culturale legata a Forza Italia e nel partito". Il suo avvocato, Tiberio Massironi, lo ha dichiarato prima dell'udienza al Tribunale del Riesame. Caianiello, accusato di essere il "burattinaio" del sistema di mazzette, secondo il suo legale è un "decisionista che aveva rapporti coi vertici locali e nazionali" di Forza Italia.

È accusato di associazione per delinquere, corruzione e finanziamento illecito

Caianiello si trova in carcere dal 7 maggio ed è accusato di associazione per delinquere, corruzione e finanziamento illecito. Nega di essere la mente dietro il giro di corruzione e favori e si dice certo che gli accertamenti degli inquirenti sui presunti fondi neri riconducibili a lui non porteranno a trovare "un solo euro". Il legale ha spiegato che il suo assistito intende farsi interrogare dai pubblici ministeri per spiegare tutto. L'inchiesta ha portato finora all'arresto di 43 persone tra politici e imprenditori, compresi l'ex sottosegretario regionale di Forza Italia Fabio Altitonante e l'ex consigliere comunale azzurro Pietro Tatarella. Tra i politici coinvolti compare anche l'eurodeputata Lara Comi, indagata per finanziamento illecito per i fondi ricevuti a società riconducibili a lei.

Caianiello era il coordinatore ‘di fatto' di Forza Italia

Gli investigatori hanno messo nel mirino il ruolo di Caianiello che, pur non ricoprendo cariche ufficiali nel partito dopo una condanna definitiva per concussione, continuava a gestire una grossa fetta di interessi. Se infatti la coordinatrice provinciale di Forza Italia, a Varese, era formalmente Lara Comi, in realtà, secondo gli inquirenti, sarebbe stato Caianiello il vero interlocutore di politici, imprenditori e amministratori. Una circostanza confermata anche dal presidente della Lombardia, Attilio Fontana, indagato per abuso d'ufficio in uno dei filoni dell'inchiesta. Nell'interrogatorio davanti ai pm milanesi, il governatore ha spiegato che "la stessa coordinatrice Lara Comi se avevo qualche problema mi diceva sempre di rivolgermi a lui”.