Si allarga l'indagine dei magistrati di Milano sul presunto giro lombardo di corruzione, appalti truccati e finanziamenti illeciti che ha portato a misure cautelari per 43 persone, tra politici e imprenditori, con 95 indagati in totale. Nella giornata di giovedì c'è stata una prima importante svolta nel corso degli interrogatori in procura. Un imprenditore ha iniziato a collaborare con i pm della Direzione distrettuale antimafia: si è presentato come teste, accompagnato dal suo avvocato, e ha fatto una serie di importanti rivelazioni. Dichiarazioni autoaccusatorie e utili alle indagini, in base alle quali è stato indagato per corruzione. Sembra quindi destinata ad allargarsi a macchia d'olio la maxi-inchiesta che ha già portato agli arresti del consigliere comunale dimissionario di Forza Italia, Pietro Tatarella e del consigliere regionale Fabio Altitonante, che ieri si è dimesso da sottosegretario all’area Expo.

Sentita la ex compagna di Matteo Salvini

Nel corso della lunga giornata di interrogatori, gli inquirenti varesini hanno sentito anche l'ex compagna del ministro dell'Interno Matteo Salvini. Giulia Martinelli, capo segreteria del presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. È stata ascoltata dai pm come testimone in relazione al filone dell'indagine che vede il governatore indagato per abuso d'ufficio. L'accusa è scaturita dall'incarico assegnato a Luca Marsico, suo ex socio di studio di Fontana, come membro della commissione di valutazione degli investimenti pubblici della Regione. Gli inquirenti hanno avviato anche accertamenti su un'altra consulenza affidata a Marsico, questa volta dalla partecipata Ferrovie Nord Milano, per una cifra di 8 mila euro.

La rete del ras Caianiello tra Varese e Milano

Negli uffici della Direzione distrettuale antimafia di Milano ieri è stato sentito anche Ciro Calemme, esponente varesino di Forza Italia vicino a Gioacchino Caianiello, considerato l'uomo chiave della rete di favori, interessi e mazzette. Calemme è vicepresidente dell'associazione Agorà Liberi e Forti e Liberi di Varese. Un'associazione legata a Forza Italia che, per gli inquirenti, sarebbe stata un mezzo per veicolare le presunte tangenti, versate anche sotto forma di donazioni. Proprio sul potere detenuto da Caianiello sul "feudo" elettorale di Varese si sono concentrate le domande dei magistrati.