Diceva "non mi avete fatto niente" e lo aveva scritto anche nel suo ultimo (criticato) libro, con lo stesso titolo. Ma ieri Fabrizio Corona, 44enne (il 29 marzo ne compirà 45) catanese che si definisce il "re del gossip", è tornato in carcere a San Vittore. Lo stesso da dove era uscito il 21 febbraio dello scorso anno per disintossicarsi dalla dipendenza dalla cocaina, nonostante dovesse scontare una condanna totale fino al 2022. Il magistrato di sorveglianza Simone Luerti aveva concesso a Corona il regime di affidamento terapeutico, prima provvisorio e poi definitivo: gli aveva consentito di tornare in libertà imponendogli però delle regole da rispettare e degli obblighi. Col tempo le restrizioni si sono fatte sempre più blande, consentendo a Corona di tornare a fare il proprio mestiere: quello di personaggio dello spettacolo e del gossip, di imprenditore di se stesso, di comunicatore e a volte anche di provocatore. E sarebbero state proprio alcune provocazioni a spingere il giudice di sorveglianza, lo stesso che fino a poco tempo fa lo aveva sempre difeso dalle richieste della procura generale e ne aveva lodato il percorso di recupero, a spingere Luerti a cambiare idea e a sospendere l'affidamento. Una decisione che ha riportato Corona in carcere, in attesa che sulla sospensione si pronunci il tribunale di Sorveglianza.

Più che le violazioni, è stata l'insofferenza alla pena di Corona a riportarlo in carcere

Come spiega Giuseppe Guastella sul Corriere della sera, non sono state "solo" le numerose violazioni alle prescrizioni dell'affidamento a far tornare Corona dietro le sbarre. Quanto la sua "insofferenza e ribellione alla pena detentiva" e "alla magistratura" comunicata soprattutto attraverso due mezzi: i suoi video su Instagram (social network dove Corona racconta ogni aspetto della sua giornata) e i suoi interventi in tv. In particolare quelli nel corso della trasmissione televisiva "Non è l'arena" in onda su La7 (condotta dall'amico Massimo Giletti e per cui Corona è stato una sorta di "inviato speciale"), durante i quali il "re del gossip" avrebbe fatto affermazioni molto critiche sull'istituto della messa in prova , dicendo tra l'altro che per non tornare in carcere non poteva essere se stesso.

Censurato anche il comportamento di Corona verso Riccardo Fogli

Nel provvedimento del magistrato di sorveglianza Luerti è citato anche l'episodio che ha visto Corona contrapposto a Riccardo Fogli. Si tratta sempre di un intervento televisivo, questa volta all'Isola dei famosi: un collegamento durante il quale il 44enne disse di avere le prove del tradimento della moglie dell'ex componente dei Pooh. Una "aggressione alla sfera privata" di Fogli, l'ha definita il giudice, incompatibile con "la logica del recupero". Va detto che Corona si è scusato per quel suo intervento che ha causato enormi polemiche, dimostrando ancora una volta una delle tante contraddizioni che lo animano: quella tra "bad boy" che vuole far parlare di sé a ogni costo e di persona realmente desiderosa di cambiare. Una "scissione" della personalità sottolineata anche dal giudice: da un lato c'è una "concreta e perseguita volontà di cambiamento", dall'altro "una sorda, profonda resistenza" allo stesso cambiamento. Una scissione che, alle soglie dei 45 anni e nuovamente in carcere, è forse bene che Corona affronti una volta per tutte.