C'è anche il comportamento considerato "non congruo" nei confronti di Riccardo Fogli tra gli aspetti sottolineati dal provvedimento con il quale il giudice del tribunale di Sorveglianza di Milano, Simone Luerti, ha sospeso l'affidamento terapeutico per Fabrizio Corona facendolo così tornare in carcere. Luerti si riferisce all'episodio avvenuto durante una puntata de "L'Isola dei famosi" durante la quale il "re dei paparazzi" parlò di un presunto tradimento della moglie di Fogli, episodio che scatenò tantissime polemiche e per il quale lo stesso Corona in seguito si scusò. Non è stato però l'atteggiamento di Corona contro l'ex cantante dei Pooh a farlo tornare in carcere a San Vittore, quanto la lunga serie di violazioni alle prescrizioni che il 44enne catanese avrebbe dovuto rispettare dopo essere uscito, nel febbraio del 2018, dallo stesso penitenziario di San Vittore in cui oggi è tornato.

 

Corona insofferente alle regole dell'affidamento terapeutico

Corona si trovava da allora in affidamento terapeutico (prima provvisorio e poi definitivo) per disintossicarsi dalla dipendenza dalla cocaina. Avrebbe dovuto rispettare degli obblighi sia in termini territoriali (non poteva uscire dalla Lombardia senza avvisare prima i giudici) sia orari (doveva rientrare in casa tutte le sere) che invece in più occasioni ha violato. Inoltre, nel provvedimento del magistrato Luerti sono citate anche due circostanze (un video su Instagram e un intervento durante una puntata della trasmissione "non è l'Arena") nelle quali il "re dei paparazzi" avrebbe pubblicamente detto di essere insofferente alle regole dell'affidamento terapeutico, dicendo di volersene infischiare. Sarebbe stata proprio questa insofferenza alle regole dimostrata a spingere Luerti, che pure in altre circostanze aveva in un certo senso "difeso" il percorso terapeutico di Corona, a sospendere l'affidamento. Un "provvedimento provvisorio", come ha sottolineato uno dei legali di Corona, Ivano Chiesa, che però ha fatto spalancare nuovamente per Corona le porte del carcere. Adesso, entro 30 giorni il tribunale di Sorveglianza si pronuncerà sulla sospensione dell'affidamento, decidendo se confermarla oppure no: nel primo caso Corona resterà in carcere.