Fabrizio Corona alla presentazione del suo nuovo libro (Fanpage)
in foto: Fabrizio Corona alla presentazione del suo nuovo libro (Fanpage)

Fabrizio Corona ha vinto. Di nuovo. E la presentazione del suo nuovo libro a Milano, "Non mi avete fatto niente" (edito da Mondadori), ne è la prova lampante. Ieri sera a Milano, in un locale in via Piero della Francesca, il 44enne catanese ha organizzato un vero e proprio show con cui ha spiegato didascalicamente il titolo dell'ultima sua fatica letteraria scritta dopo l'ultima carcerazione (è stato a San Vittore dall'ottobre 2016 a febbraio 2018): "È la quinta volta che mi arrestano ma io sono sempre sulla cresta dell'onda", ha detto durante la presentazione-spettacolo. Volti dello spettacolo, aspiranti divi e starlette, avvocati, giudici (!), chirurghi plastici e soprattutto molti giornalisti: il locale milanese si è riempito per un evento che ancora una volta ha dato ragione a Corona che nel libro scrive "Resto sempre io la notizia più appetibile".

Uno show studiato nei minimi particolari

Corona ha studiato tutto nei minimi particolari, a partire dall'ingresso. È arrivato su un camion, scendendo assieme a decine di ragazzi e ragazze del "team Corona", con felpe rosse e nere col cappuccio: "È l'inizio di un movimento politico", ha detto Corona incalzato dall'amico Massimo Giletti, e c'è anche chi lo ha preso sul serio. Ignorando che la strategia del Corona comunicatore, del Corona imprenditore, è far sì che di lui si parli, in una maniera o nell'altra. Ogni occasione diventa buona per fare business: la stessa presentazione di ieri è stato un modo per far acquistare il suo libro (che è il più venduto su Amazon) e le magliette dell'ultimo brand lanciato dall'imprenditore e ideato in carcere, Adalet: "Non faccio come Fedez che regala magliette per vendere dischi, io le magliette le faccio comprare", dice. Se anche il direttore generale di Mondadori Electa Stefano Peccatori dice che "da Corona c'è sempre da imparare", forse è il caso di smettere di guardare al 44enne catanese come un "fenomeno di costume" o un "bad boy" e di chiamarlo col suo nome: un imprenditore della comunicazione che è riuscito e riesce ancora a capire quello che potremmo definire "lo spirito dei tempi" e ha sfruttato la sua immagine e la sua vita, lo showbiz, perfino le sue vicende giudiziarie, per fare soldi.

Soldi che, come ha spiegato Corona nell'ultima parte del libro, una sorta di testamento, andranno al figlio Carlos Maria, nato dalla relazione con Nina Moric. Il ragazzo è un sedicenne che dimostra una serietà fuori dal comune: "Lui mi prende in giro, io lo sopporto – dice Carlos Maria invitato sul piccolo palco allestito per la presentazione del libro – con lui si ribalta il ruolo adolescente-padre", afferma serio il ragazzo. Tra il pubblico uno dei legali di Corona, l'avvocato Ivano Chiesa, sorride sornione e annuisce. Poi però Carlos Maria riesce a mettere in imbarazzo il padre quando dice che, con lui, è un coccolone, non è il Corona casinista che il resto d'Italia conosce: "Mi ha sputtanato – dirà poi sorridendo il padre a Fanpage – quando andiamo a casa facciamo i conti".

Anche l'odio verso Salvini è una roba commerciale

Difficile tenere conto di tutti i temi affrontati da Corona nel libro, nella presentazione dello stesso e poi nelle sue dichiarazioni ai giornalisti. Lui parla di tutto, a lui si chiede di tutto. Da un giudizio sul governo ("Aria fritta") alla sua storia con Belen Rodriguez, definita la più importante della sua vita e che nel libro torna in più occasioni, anche alla fine: "Alla gorda (soprannome di Belen, ndr) lascerei il mio cuore". C'è spazio anche per la sua storia con Asia Argento ("L'unica verità è che oggi devi solamente ringraziarmi", scrive) e per le stoccate ai Ferragnez (Chiara Ferragni e Fedez) e a Ilary Blasi, con la quale ha litigato al Grande fratello vip per l'affaire Totti-Flavia Vento (anche questo presente nel libro). Non manca nemmeno un giudizio su Salvini:"Almeno in questo Asia e io siamo rimasti uniti: Salvini ci odia e noi odiamo lui", scrive nel libro. Salvo poi precisare ai microfoni: "È un modo di dire, è una roba anche questa commerciale, che tira". L'ennesima trovata per far parlare e scrivere di lui. Come stiamo facendo noi adesso.