Quello appena trascorso è stato il primo weekend di chiusura per la discoteca Old Fashion, colpita da un provvedimento disposto dal questore di Milano Marcello Cardona dopo l'aggressione a Niccolò Bettarini. Per gli habitué dei locali notturni che sono passati davanti alla discoteca in zona Triennale deve essere stata una scena insolita quella di vedere i cancelli dello storico locale, tempio del divertimento soprattutto per i più giovani, serrati durante il fine settimana. Rimarranno così fino ai primi di agosto, quando scadranno i 30 giorni di sospensione della licenza disposti dalla questura. Sembra che a far decidere il questore abbia contribuito il fatto che la security del locale non ha chiamato la polizia per fare identificare alcuni dei presunti aggressori di Bettarini junior dopo il primo screzio avvenuto tra loro e un amico del 19enne all'interno del locale, frutto di vecchie ruggini. Quello screzio sarebbe stato il preludio dell'aggressione al figlio dell'ex calciatore Stefano Bettarini e della conduttrice Simona Ventura, avvenuta all'alba della scorsa domenica all'esterno del locale. Bettarini junior, raggiunto da diverse coltellate agli arti e al torace, è stato operato per la più grave delle ferite e venerdì è stato dimesso.

Le indagini lampo della polizia hanno portato all'individuazione e al fermo (poi convalidato) di quattro ragazzi, considerati gli autori materiali dell'aggressione: restano in carcere a San Vittore, accusati di tentato omicidio. Con l'accusa di concorso in tentato omicidio sono invece indagati altri sei ragazzi, che secondo gli investigatori avrebbero partecipato all'aggressione, circondando Bettarini. La solerzia degli investigatori, unitamente alla decisione del questore Cardona sulla chiusura dell'Old Fashion, non hanno mancato di sollevare alcune polemiche. In tanti, sulla pagina Facebook della Questura di Milano, hanno ipotizzato che la rapidità delle indagini e le decisioni prese siano dipese dal cognome della vittima: "Se non era il figlio della Ventura con tutto il casino mediatico, con il cavolo veniva chiuso", è stato uno dei commenti apparsi sotto il post in cui si annunciava la chiusura dell'Old Fashion.

In realtà, vale la pena ricordare come l'attuale questore di Milano, Marcello Cardona, insediatosi in via Fatebenefratelli nel febbraio dello scorso anno, fin dal primo momento abbia adottato la linea del "pugno duro" nei confronti dei locali notturni ed esercizi pubblici dove si sono verificati episodi delittuosi. Appoggiandosi a livello normativo all'articolo 100 del Testo unico della legge di pubblica sicurezza (Tulps), Cardona nel corso del 2017 ha chiuso oltre 100 bar e locali a Milano e provincia. Nei primi sei mesi di quest'anno i locali a cui è toccata la sospensione (e in alcuni casi, addirittura la revoca) della licenza sono stati una cinquantina. In tutti i casi il questore ha agito perché nei locali chiusi erano avvenuto gravi episodi criminali, o perché bar e discoteche erano luoghi di ritrovo abituale di pregiudicati. Insomma, la decisione presa per l'Old Fashion non sembra essere stata un'eccezione legata al cognome della vittima, quanto la regola. Che a Milano vale anche per le discoteche più blasonate.