Il sindaco Beppe Sala in bici
in foto: Il sindaco Beppe Sala in bici

Auto contro bici. Due diverse filosofie di mobilità e anche di vita si scontrano a Milano nella Fase 2 del coronavirus, quella che scatterà a partire dal 4 maggio. Torneranno al lavoro molte persone, ci si potrà spostare anche per andare a trovare i congiunti, parenti e fidanzati/e, e la grande domanda è: come ci si sposterà? Il trasporto pubblico sarà molto depotenziato: fino al 75 per cento in meno secondo quanto ha comunicato Atm per quanto riguarda la metro. Sui mezzi pubblici, poi, il vero tema è quello del distanziamento: come sarà garantita la giusta distanza tra ciascun passeggero, a parte con i segni per terra? L'eventualità di potersi contagiare, dal momento che il virus è ancora in circolazione (specialmente a Milano), spingerà tanti verso i mezzi privati. E qui si apre la questione: auto, oppure mezzi sostenibili come bici, monopattini e simili?

Auto vs bici: due filosofie a confronto

Da una parte, ci sono associazioni come Genitori antismog, Fiab Ciclobby Milano e Cittadini per l'aria, che spingono affinché Milano approfitti della ripartenza per incentivare l'utilizzo di bici e altri mezzi di trasporto sostenibile. Dall'altra si registrano, alla vigilia della Fase 2, dichiarazioni come quella resa dal presidente dell'Aci Milano, Geronimo La Russa: "Se la ripartenza di Milano dovesse dipendere da biciclette e monopattini, crediamo che ci sarebbe davvero molto da preoccuparsi. Noi, pensiamo sia più utile e pressante ragionare sul tema delle auto, partendo dalle modalità che si vorranno intraprendere in vista anche di una drastica e necessaria limitazione dell’uso dei mezzi pubblici". Non è una voce isolata: a Milano è sorta negli scorsi mesi anche una lista civica, MuoverMi, ribattezzata (un po' impropriamente) dalla stampa il "partito degli automobilisti". Al di là delle esagerazioni, raccoglie attorno a sé un sentimento esistente in città: i malumori e le istanze di chi vede erosa la propria libertà di movimento dalle scelte dell'amministrazione comunale.

La scelta del Comune

La scelta tra auto e bici disegna lo scenario della Milano del futuro, ciò che diventerà il capoluogo lombardo tra qualche anno. Il Comune da tempo ha sposato la strada della mobilità dolce: "La mobilità nella nostra città, basata fortemente sul trasporto pubblico, subirà importanti limitazioni di capienza che richiederanno il mantenimento dello smart working e lo sfasamento degli orari per molte attività, per evitare assembramenti nelle ore di punta – si può leggere nel documento "Milano 2020. Strategia di adattamento", pubblicato sul sito di Palazzo Marino -. Serve, più in generale, una (ri) organizzazione dei tempi della città, oggi che Milano cambia ritmo. È necessario ridefinire l’uso delle strade e degli spazi pubblici, aumentare gli spostamenti di superficie non inquinanti (piedi, bici, mobilità leggera) e sviluppare aree che consentiranno sviluppi commerciali, ricreativi, culturali, sportivi, rispettando i rispettivi distanziamenti fisici (ma non sociali!), che saranno previsti".

L'utilizzo della bici e di altri mezzi sostenibili è collegato anche al miglioramento della qualità dell’aria: in queste settimane di lockdown i primi studi hanno evidenziato la significativa riduzione degli ossidi di azoto (biossido e monossido) nell'aria di Milano. Ma gli argomenti in favore dell'utilizzo della bici sono tanti: rimandano anche, come scritto, a una riorganizzazione dei tempi della città, sono un invito a una Milano meno frenetica, più slow, alla riscoperta della dimensione di quartiere, dei ritmi lenti. Tutti concetti che però, se non troveranno una concreta attuazione nei luoghi di lavoro, negli impegni, in quegli obblighi a cui ogni cittadino deve assolvere, rischiano di rimanere soltanto belle parole su un documento.

Sarà necessario superare le contraddizioni, specie nei primi mesi

Ci sono delle contraddizioni che diventeranno molto evidenti soprattutto all'inizio della Fase 2. Il ridotto utilizzo dei mezzi pubblici non si potrà tramutare automaticamente in un oceano di bici in città: non tutti possono pedalare fino al lavoro o per fare le proprie commissioni (pensiamo ai pendolari, o alle persone impossibilitate per questioni di salute). Chi lo farà, si troverà comunque alle prese, specie nei primissimi giorni, con una notevole quantità di auto in circolazione, anche per via della sospensione di Area C e Area B. Una scelta praticamente obbligata in emergenza, e che sarà mantenuta dalla giunta Sala anche durante la seconda fase: per quanto tempo? Inevitabile, dunque, anche il rischio per l'incolumità di tutti i ciclisti: prima del Coronavirus gli incidenti gravi o mortali che hanno visto coinvolti i ciclisti non erano purtroppo rari, e la decisione di disegnare piste ciclabili (senza cordoli, ma solo con segnaletica orizzontale) sull'asfalto non aiuterà di certo a tutelare la sicurezza degli amanti delle due ruote. Potrebbe aiutare invece, in questo senso, estendere nella gran parte della città il limite di 30 chilometri orari per le auto, a patto chiaramente che vi siano risorse e strumenti per farlo rispettare, e che comunque non resti lettera morta quel ripensamento dei ritmi della città: bisognerà, tutti, andare più lentamente. Solo superando queste contraddizioni forse inevitabili nei prossimi mesi a Milano potrebbe fiorire davvero un nuovo concetto di mobilità, una nuova abitudine diffusa: d'altronde il lockdown ha insegnato che ci si abitua a tutto, anche a rimanere per mesi a casa. Abituarsi a usare la bici, in una città che dimostrerà di essere davvero a misura di due ruote, non potrà essere così difficile.