Un progetto per difendere la libertà di movimento minacciata dalla giunta Sala. È quello che nato a Milano dall'unione di persone e storie diverse, anche se tutte afferenti alla galassia del centrodestra. Il progetto si chiama MuoverMi e sta iniziando a riscuotere un certo interesse sui social: su Facebook la pagina nata da poco ha superato i 400 iscritti e recentemente il movimento, che intende presentarsi come lista civica alle prossime Comunali del 2021, è sbarcato anche su Twitter. MuoverMi è stato, fin da subito, battezzato come il "partito degli automobilisti": una definizione che lo pone in netto contrasto con quella che è invece la visione dell'amministrazione comunale che con vari provvedimenti (l'ultimo Area B), sta cercando di disincentivare l'utilizzo delle vetture private in favore di una mobilità più sostenibile, "dolce", con veicoli in condivisione più che di proprietà. Quella portata avanti a Milano negli ultimi anni è innegabilmente una rivoluzione, che come tutti gli stravolgimenti radicali incontra molto resistenze perché va a intaccare abitudini radicate (come quella di usare l'auto privata per ogni spostamento) e stravolge il modo di vivere delle persone, in nome di un supposto bene collettivo che in questo caso è la lotta all'inquinamento e la salvaguardia dell'ambiente.

Nessuno può mettere in dubbio l'importanza di ridurre l'inquinamento atmosferico o la necessità di dover adottare stili di vita più sostenibili. Ma il modo in cui perseguire questi obiettivi e l'efficacia di talune azioni invece, possono essere soggette a critiche. La lista MuoverMi si inserisce in questo "spazio critico". Le accuse alla giunta Sala (ma anche a quella Pisapia, e non mancano neanche riferimenti alle amministrazioni precedenti, di centrodestra) sono quelle di essere mossa da un "furore ideologico" pro ambiente, ma di un ambientalismo solo di facciata, uno pseudo ecologismo. Secondo MuoverMi le decisioni della giunta penalizzano chi, per ragioni economiche, non può permettersi l'ultimo modello di auto ecologica e quindi limitano, in ultima istanza, la libertà di movimento dei cittadini. Accuse a cui si aggiungono anche temi quali l'insicurezza a causa della microcriminalità e la scarsa attenzione alle periferie, da sempre argomenti utilizzati (a volte in maniera strumentale) dall'opposizione per attaccare il sindaco Sala e la sua giunta. Fanpage.it ha intervistato Enrico Engelmann, creatore e gestore della pagina Facebook Sos Traffico Milano che ha aderito al progetto di MuoverMi.

Venite definiti come "partito degli automobilisti": è una definizione in cui vi riconoscete?

Io non mi riconosco in questa definizione: certo, siamo agli inizi e abbiamo all'interno persone con sensibilità diverse, e magari qualcuno si riconosce di più. I membri più attivi però non si riconoscono in questa etichetta perché ne verrebbe fuori una cosa riduttiva.

Al centro del vostro progetto c'è il tema della mobilità privata.

Il tema della mobilità privata è al centro del nostro programma in quanto la libertà di movimento, tra le varie libertà individuali, è quella che in questo momento a Milano è maggiormente aggredita dalla politica.

Vi posizionate chiaramente nella galassia del centrodestra, però ci sono critiche anche ad amministrazioni precedenti a quelle targate Sala e Pisapia.

Il fatto stesso che abbiamo pensato di partire con questo progetto deriva dal fatto che non abbiamo più fiducia che esista una parte politica che possa rappresentare e difendere le istanze che ci stanno a cuore. Se il centrodestra fosse stato più attivo non ci sarebbe stato bisogno di questo progetto. Col centrosinistra però non ci sono proprio speranze, perché abbiamo visto attuate queste politiche (contro la mobilità privata, ndr) con furore ideologico.

In questo periodo la sensibilità ambientale è ormai molto diffusa, ci sono manifestazioni per il clima molto partecipate anche a Milano. Voi non vi considerate un po' anacronistici?

Assolutamente no, per niente. In realtà nessuno di noi è disinteressato all'ambiente, però nessuno condivide una politica in cui l'ambiente è una scusa per perseguire altri obiettivi che nulla hanno a a che vedere con la sostenibilità.

Cosa ne pensa dei giovani che manifestano per i Fridays for future?

Noi abbiamo come obiettivo Milano, non vorrei allargare il campo a tematiche su cui non potremo mai incidere. Anche dovessimo avere il 100 per cento dei voti a Milano a livello di riscaldamento globale non potremmo fare niente di significativo.

Però una delle cose che emerge da queste manifestazioni è come anche gesti individuali, come rinunciare alle bottiglie di plastica a favore delle borracce, siano importanti.

Ma non c'entra niente con le libertà di movimento e le problematiche di Milano. Quello che emerge da queste manifestazioni è che chi manifesta di solito non ha nessuna cognizione degli argomenti per cui manifesta. Comunque non sono problemi che riguardano Milano, sono manifestazioni che esulano dal progetto.

Nel vostro programma due temi importanti e collegati sono quello dei parcheggi e della gratuità degli stessi.

In realtà non esistono parcheggi gratuiti. Tutti i parcheggi sono pagati con le tasse. Ci sono parcheggi pagati una volta e altri pagati due volte. Questa è una cosa che andrebbe sottolineata: nessuno parcheggia gratis. La necessità di spostarsi a Milano richiede anche la necessità di poter parcheggiare il mezzo. Il parcheggio a pagamento non rappresenta un servizio, ma è solo un modo per rendere più costoso ciò che già si paga: d'altronde in Italia la maggior parte delle spese che riguardano un mezzo di proprietà sono tasse.

Il centro del vostro progetto sono i mezzi privati?

No, non è vero neanche questo. Se per ipotesi esistesse un sistema alternativo che potesse sostituire adeguatamente il mezzo privato lo utilizzerei. Il mezzo privato non è un feticcio, è una necessità. Le alternative però non sono adeguate. Ad esempio quando parliamo di mobilità in sharing parliamo comunque di un mezzo a motore: lo sharing è un eufemismo simpatico per rendere chic una cosa che c'è sempre stata. L'auto a noleggio è una cosa che può servire in situazioni particolari. Può essere complementare alle altre alternative. Il punto è uno: se una persona deve spostarsi da A a B, si deve poter spostare come vuole. Se uno usa la macchina evidentemente è perché la ritiene la scelta più conveniente.

Qual è, a questo punto, il vostro giudizio sui mezzi pubblici a Milano?

Non è cattivo, ma il servizio ha sicuramente dei limiti: innanzitutto per chi viene da fuori, in periferia, ci sono dei problemi, in quanto non sempre ha un mezzo vicino che gli conviene prendere. Poi non si capisce perché a Milano la metropolitana a mezzanotte e mezza chiuda: ciò rende impossibile godersi la città durante la notte. Un altro aspetto che non viene menzionato mai è che la gente deve poter andare in giro anche quando c'è lo sciopero: e a Milano le agitazioni non mancano.

Siete nati da poco, avete già riscontrato consenso da parte dei cittadini?

Il progetto nasce da un incontro fortuito tra personalità e storie diverse. Io gestisco il sito SosTrafficoMilano.it, nato nel 2008 quando c'era ancora Albertini e mise a pagamento i parcheggi in Darsena. Lì capii che non era questione di fluidificare il traffico in centro, ma che i fini erano diversi. Tutti gli aderenti al progetto sono comunque insoddisfatti dall'offerta politica attuale. Per il momento valutiamo le adesioni sui social, adesso ufficializzeremo l'associazione cui corrisponderà più avanti la lista civica e da lì inizieremo una promozione più mirata.

Per quanto riguarda i contatti con la politica, avete invece ricevuto dei segnali?

Abbiamo degli abboccamenti con dei personaggi (di centrodestra), in realtà però vogliamo rimanere indipendenti. Quello che ci rende diversi da altri progetti politici è che noi partiamo da problemi e da idee legati a problemi, mentre altri progetti partono da aree politiche, ma poi idee portanti è difficile individuarle. Noi partiamo da punti forti e vorremmo aggregare la gente.

Lei ha parlato di furore ideologico. La vostra non rischia di sembrare un'ideologia di segno opposto?

Assolutamente no. L'approccio ideologico dice che una cosa deve essere così perché è giusto. Noi invece evidenziamo un problema e sulla base di quello cerchiamo di individuare una soluzione, che sicuramente secondo noi andrà in una direzione, ma poi potrebbe anche cambiare plasticamente. Inoltre noi diamo molta importanza all'approccio scientifico. Partiamo dai dati: anche qui, non devono essere presentati per giustificare l'approccio ideologico che ci piace. Sull'inquinamento atmosferico, ad esempio, esistono dei dati ufficiali, pubblici, che dicono certe cose. L'inquinamento e il traffico sono due problemi ben separati. Rispetto al totale dell'inquinamento dovuto ai riscaldamenti, l'incidenza delle auto è trascurabile.

Però, per quanto piccola, è pur sempre una parte.

Sì, ma bisogna sempre vedere il rapporto costi-benefici. Non si può imporre a chi fatica ad arrivare alla fine del mese di cambiare auto ogni due anni. Questa, guardi, è la guerra del ricco contro il povero: perché il ricco tutti questi ostacoli li aggira tranquillamente. Prende il taxi, paga il garage, se riceve una multa la paga senza problemi. È sempre il povero che se la prende nel "didietro".