Una delle scritte apparse sul muro di casa della famiglia Pozzi a Melegnano (Facebook)
in foto: Una delle scritte apparse sul muro di casa della famiglia Pozzi a Melegnano (Facebook)

Alla terza notizia dello stesso tipo in un giorno forse è il caso di staccarsi un attimo dallo schermo del pc e riflettere. Oggi, mercoledì 13 febbraio è stato un giorno di ordinaria intolleranza in Lombardia. E non sottolinearlo rischia appunto di trasformare una pericolosa deriva in una rotta che sarà sempre più difficile invertire. È di oggi (anche se l'episodio è avvenuto lunedì mattina) la notizia di insulti razzisti apparsi sul muro di casa di una famiglia a Melegnano, in provincia di Milano. La colpa della famiglia Pozzi? Quella di aver accolto anni fa e poi adottato un ragazzo senegalese. È bastato il colore della pelle di Bakary a spingere ignoti a scrivere sui muri: "Italiani pagate per questi negri di m…”.

Le frittelle gratis ma solo ai bimbi italiani a Mantova

Da Melegnano si passa a Mantova, dove un consigliere di minoranza, Luca De Marchi, ha la brillante idea di distribuire frittelle gratis ai bambini, "ma solo a quelli italiani". Sembra una bufala, ma lui conferma che è tutto vero. Salvo poi parlare prima di una "provocazione" (ma cos'è che volesse provocare non è chiaro) e poi fare marcia indietro e annullare la sua iniziativa, anche dopo una nota di fuoco della leader del suo partito Giorgia Meloni che ha scritto: "Iniziativa che lede l’immagine di Fratelli d’Italia. Il consigliere la annulli immediatamente e porga scuse pubbliche o saremo costretti a prendere provvedimenti nei suoi confronti”.

Gli insulti alla consigliera islamica a Milano

Melegnano, Mantova e poi Milano. Nemmeno il tempo di aggiornare il "caso frittelle" con gli sviluppi della vicenda che Sumaya Abdel Qader, la prima consigliera islamica di Milano che già in passato ha dovuto sopportare attacchi per la sua religione e il fatto di indossare il velo, ha reso noto su Facebook di essere stata insultata da una signora proprio davanti a Palazzo Marino, sede del Comune e casa di tutti i milanesi: "Maiale! Maiali! Andate via!", ha detto la signora più e più volte facendo piangere Sumaya, che pure come ha scritto lei stessa credeva di essere "abituata" agli insulti.

Ecco: abitudine. Questa la parola a cui una giornata come questa fa pensare. Perché la frequenza di questi episodi di intolleranza, la naturalezza con cui anche esponenti politici propongono iniziative assurde e discriminatorie (e De Marchi non è il solo, basti pensare a quanto avvenuto a Lodi con il "caso mense"), lo sdoganamento del razzismo e della cattiveria preoccupano per il modo in cui stanno diventando la normalità. Una normalità mostruosa, disumana, alla quale ci dobbiamo ribellare: anche denunciando cinquanta volte in un giorno ogni episodio di intolleranza, razzismo, discriminazione.