Beppe Sala è colpevole, lui solo, per la vicenda (che risale al 2012) della retrodatazione dei verbali di revoca di due commissari per la gara della Piastra dell'Expo, l'appalto più importante dell'Esposizione universale. Questo è ciò che emerge, finora, dalla sentenza di primo grado pronunciata oggi dai giudici della decima sezione penale del tribunale di Milano. Sei mesi di condanna (contro i 13 chiesti dall'accusa), convertiti in una multa da 45mila euro. Una condanna che non fa scattare gli effetti della legge Severino (per il tipo di reato, falso ideologico e materiale, la sospensione scatta solo in caso di condanna definitiva superiore a due anni): Sala, dunque, come ha dichiarato lui stesso resta sindaco di Milano per il resto del suo mandato, nonostante la richiesta di dimissioni di una parte dell'opposizione (Cinque stelle e qualche leghista, Forza Italia invece ha adottato una posizione garantista). Ma una sua frase pronunciata a caldo dopo la sentenza getta più di un'ombra sulla possibilità che si candidi per un secondo mandato.

Sala: Di guardare avanti in questo momento non me la sento

"Garantisco ai milanesi che continuerò a svolgere il mio lavoro con la dedizione che conoscono per i due anni che mi mancano, di guardare avanti in questo momento non me la sento", ha detto Sala. L'amarezza del momento e l'impulsività del primo cittadino, sempre pronto a difendere la correttezza del suo operato anche con gesti eclatanti – come quando, saputo di essere indagato per la vicenda della Piastra, si autosospese da sindaco -, potrebbero aver giocato un ruolo importante in queste sue dichiarazioni. Ma certo la candidatura per un secondo mandato, che soprattutto dopo l'assegnazione a Milano e Cortina delle Olimpiadi 2026 era sembrata ai più abbastanza scontata, è adesso tornata in bilico. "Una sentenza del genere dopo sette anni per un vizio di forma allontanerà tanta gente onesta e perbene dall'occuparsi della cosa pubblica. Questi sono i miei sentimenti, oggi qui si è processato il lavoro e io di lavoro ne ho fatto tanto".

L'iter processuale è ancora lungo

Adesso bisogna capire se, smaltita la rabbia per una sentenza che pur certificando un reato ha riconosciuto che Sala lo commise "per motivi di particolare valore sociale" (se non fosse stato assegnato in tempo l'appalto per la Piastra l'Expo rischiava di partire in ritardo), Sala avrà modo di riflettere con più calma sulle sue scelte future. L'iter processuale, in ogni caso, non è concluso: per Sala potrebbe presto scattare la prescrizione (a novembre), ma non è chiaro se il sindaco a questo punto deciderà di rinunciarvi per affrontare anche gli altri gradi di giudizio. Un'altra variabile che influirà sulle scelte future di Sala è rappresentata dai tempi della giustizia, che come conferma tra l'altro proprio questa vicenda non coincidono con quelli della politica: per cui chissà se entro due anni, quando terminerà il mandato da sindaco di Sala, l'affaire Piastra dei servizi di Expo sarà definitivamente chiuso. Se non lo sarà, Sala potrebbe magari decidere di farsi momentaneamente da parte (anche per sfuggire al probabile utilizzo strumentale della sua vicenda processuale da parte delle opposizioni in campagna elettorale). Poi, un'eventuale assoluzione futura dalla vicenda potrebbe riabilitare appieno il Sala amministratore pubblico e magari agevolare un suo salto nella dimensione politica nazionale che, come è ormai evidente, seduce da tempo il sindaco. Una conferma della condanna, pur con le attenuanti del caso, al contrario lascerà sicuramente uno strascico nell'animo del primo cittadino: difficile però che "una persona resistente", come lui stesso si è definito, rinuncerà alla carriera politica per quello che, come ha detto il consigliere comunale David Gentili commentando la sentenza odierna, è "un falso innocuo senza vittime".