Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, è stato condannato a sei mesi (pena commutata in multa di 45 mila euro) per falso materiale e ideologico nel processo sull'appalto per la piastra dei servizi di Expo 2015. Il primo cittadino ha assistito alla lettura della sentenza in aula al fianco dei suoi avvocati. Tutti assolti gli altri imputati: l'ex manager Expo Angelo Paris, l'ex dg di Ilspa Antonio Rognoni, accusato di turbativa sul maxi appalto, e Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani spa

L'attenuante: "Ha agito per motivi di particolare valore sociale"

I giudici hanno riconosciuto a Sala, oltre che le attenuanti generiche, anche l'attenuante specifica dell’aver agito "per motivi di particolare valore morale o sociale".  In qualità di ex commissario unico dell'Esposizione universale, Sala era imputato per aver retrodatato due verbali con cui vennero sostituiti in quanto incompatibili, il 31 maggio 2012, due componenti della commissione di gara per l'assegnazione del maxi appalto, vinto poi dalla ditta Mantovani. A maggio i sostituti pg Vincenzo Calia e Massimo Gaballo avevano chiesto la condanna a un anno e un mese. Il sindaco in aula si era difeso sostenendo di non aver "mai avuto consapevolezza" del cambio di data, spiegando anche che era necessario accelerare i lavori per non mettere a rischio la realizzazione di Expo.

Expo, condannato Beppe Sala: gli effetti della legge Severino

Dopo la condanna Sala non decade da sindaco per gli effetti della legge Severino. La norma approvata nel 2012 con l'obiettivo di contrastare la corruzione della politica italiana, infatti, si applica a “coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva a una pena non inferiore a due anni di reclusione". Inoltre per il reato contestato a Sala, il falso, la legge prevede anche che si attenda la condanna definitiva. Lo stesso primo cittadino milanese, commentando la richiesta di condanna a 13 mesi della procura generale, aveva sottolineato: "Sono più amareggiato che preoccupato perché dal punto di vista politico anche in caso di una condanna siamo molto lontani dalla Severino". Inoltre il reato sarà prescritto tra pochi mesi, il prossimo autunno. Resta comunque un colpo politico per Sala, che ha fatto del successo di Expo la leva della sua candidatura a sindaco.

Sala: Continuo a fare il mio lavoro per due anni

Poco dopo la lettura del dispositivo da parte dei giudici il sindaco Giuseppe Sala ha commentato a caldo la condanna, assicurando che "questa sentenza non produrrà effetti sulla mia capacità di essere sindaco di Milano. Garantisco ai milanesi che continuerò a svolgere il mio lavoro con la dedizione che conoscono per i due anni che mi mancano, guardare avanti ovviamente per il momento non me la sento". I legali di Sala ora faranno ricorso in appello. Il difensore di Sala, l'avvocato Salvatore Scuto, ha annunciato il ricordo in appello: "Quella di oggi è una sentenza ingiusta. È finito il primo tempo, la partita è lunga, questa ingiustizia verrà cancellata.

A stretto giro è arrivato anche il "pieno sostegno" al sindaco Sala da parte degli assessori della sua giunta, che per bocca della vicesindaco Anna Scavuzzo hanno confermato la "stima e fiducia nel suo operato, caratterizzato da sempre dalla massima cura e attenzione per il bene pubblico".

A gennaio Sala prosciolto dall'accusa di abuso d'ufficio

Le indagini sulla piastra di Expo erano partita nel 2016. La prima inchiesta si era conclusa con una richiesta d’archiviazione da parte della procura di Milano, respinta dal gip. In seguito, la procura generale aveva avocato il fascicolo ed era nata la seconda indagine, con l’iscrizione di Sala tra gli indagati nel 2017. A gennaio di quest'anno Sala è stato prosciolto dall'accusa di abuso d'ufficio in un altro filone, quello relativo all'affidamento del verde.