Roberto Formigoni continua a scontare la sua condanna a cinque anni e dieci mesi per corruzione nel carcere di Bollate, alle porte di Milano, dove si trova dallo scorso 22 febbraio. Mentre dal penitenziario, attraverso alcune lettere al mensile cattolico "Tempi", l'ex governatore lombardo e senatore aggiorna coloro che chiedono sue notizie sulle sue condizioni – nell'ultima missiva ha scritto tra le altre cose: "Mi hanno condannato, ma non hanno inquinato il mio cuore" – fuori dal carcere il suo avvocato ha definito con i giudici quello che potrebbe essere l'ultimo atto dopo la condanna definitiva del 21 febbraio scorso.

Stando a quanto riporta Giuseppe Guastella sul "Corriere della sera", infatti, il legale di Formigoni, Mario Brusa, ha consegnato quattro quadri per un valore di circa 70mila euro alla guardia di finanza. I dipinti sono stati confiscati dallo Stato a seguito della condanna definitiva per la vicenda Maugeri-San Raffaele. Tre quadri erano stati regalati all'ex governatore lombardo da Norberto Achille, ex presidente di Ferrovie Nord Milano che ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione, con pena sospesa, per la vicenda delle cosiddette "spese pazze" effettuate a fini personali (e da alcuni famigliari di Achille) con fondi dell'ente. L'altro quadro, quello più prezioso dal momento che il suo valore si aggira sui 50mila euro, era stato regalato nel 2009 all'allora governatore lombardo da Giuseppe Grossi, imprenditore attivo nel settore delle bonifiche implicato (ma poi assolto) nell'inchiesta sulla bonifica dell'area Montecity – Santa Giulia e deceduto nel 2011.

All'ex governatore confiscati anche altri beni

I quadri non sono stati i soli beni sequestrati a Formigoni. Sono finiti nelle disponibilità dello Stato anche 32 mila euro che erano già stati congelati su tre conti correnti , quote di alcune proprietà della famiglia, tre vecchie auto e la metà della villa in Sardegna che sarebbe stata acquistata da Formigoni e dall'amico Alberto Perego (assolto) con un forte sconto dal faccendiere Pierangelo Daccò, anche lui condannato definitivamente per la vicenda Maugeri-San Raffaele.