OPINIONI

Il senso compassato di Milano per la neve

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Il rapporto tra Milano e la neve racconta di una città che vive tutto in maniera misurata, forse troppo. Una città pragmatica, efficiente, contraddittoria. A volte spietata. Eppure, a suo modo, magica, con o senza neve. Peccato che a volte non ci sia neppure il tempo per accorgersene.
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Quando stamattina ho aperto la finestra della mia camera, che affaccia sul piccolo spaccato di mondo a me più vicino, l'ho vista subito: la neve, una coltre sottile di fiocchi che ricopriva il parapetto del balcone e i tetti delle auto parcheggiate più giù, nella strada e nella piazzetta su cui affaccia la mia stanza. E poi, dopo un attimo di fanciullesca meraviglia, ho visto nell'ordine: il meccanico che portava dentro la sua officina, sbuffando, i motorini parcheggiati all'esterno, ripulendoli dalla neve prima di potervi armeggiare; donne che pedalavano sulle loro bici con seggiolino, rigorosamente sui marciapiedi; automobilisti che grattavano via neve e ghiaccio dai vetri delle loro macchine prima di mettersi alla guida e andare a lavoro; pedoni che camminavano con la tipica andatura rapida cittadina, qualcuno tenendo in mano un ombrello e altri no; proprietari di cani che portavano in giro i loro amici a quattro zampe – loro sì entusiasti per la neve; anziane sciure impellicciate che probabilmente andavano a fare la spesa o in giro a fare shopping o a visitare mostre.

La vita, a Milano, scorreva normalmente. Ragioni geografiche, certo, fanno della neve un evento meno raro qui che in altre parti d'Italia. Ma non è solo questo: è questione di un atteggiamento che per quanto si provi a descrivere senza utilizzare luoghi comuni, rischia di cadere sempre nella comodità di stereotipi e frasi fatte. Milano è compassata, quasi algida in superficie, spesso in apparenza fredda come il vento di Buran che ha ghiacciato le ossa dei milanesi in questi giorni. Sarà l'effetto della dominazione austriaca, sarà l'effetto dei tanti che prima e dopo degli austriaci hanno provato a dominare una città che nel profondo è indomita e fiera, ma lo lascia scorgere raramente.

Una città che accoglie (quasi) tutti e li trasforma a sua immagine e somiglianza: che mitiga, che smussa, che raffredda le passioni, ma che è la capitale dei tradimenti. Una città di testa più che di pancia: e infatti qui (in città) i populismi non hanno vita facile. Una città che vive tutto in maniera (troppo?) misurata, anche la sua eterna rivalità con Roma e con le altre metropoli d'Italia. Perché vanno bene gli sfottò, ma come ha detto anche il sindaco Beppe Sala: "Non facciamo i baùscia". Una città con il coeur in man quando ce n'è bisogno, ma che preferisce più che altro non restare con le mani in mano. Pragmatica, efficiente, contraddittoria. A volte spietata. Eppure, a suo modo, magica, con o senza neve. Peccato che a volte non ci sia neppure il tempo per accorgersene. Fortuna che ogni tanto vi siano degli "strappi" a questa immagine austera. Come quei bambini che, usciti da scuola mentre elaboravo le mie riflessioni, hanno accolto la neve con meraviglia non dissimulata, lanciandosela contro con gioia. Ma in fondo, cosa sono i bimbi milanesi? Solo piccoli cittadini non ancora plasmati dalla loro città.

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