in foto: (Immagine di repertorio)

Svolta nel caso degli avvelenamenti da tallio che hanno sconvolto la famiglia Del Zotto a Nova Milanese, in provincia di Monza e Brianza. Tracce del metallo pesante, letale per l'uomo, sono state trovate in alcune erbe utilizzate per le tisane a casa dei suoceri del fratello di Patrizia Del Zotto, prima delle tre vittime che si contano finora nella vicenda. Il responso sulla presenza del tallio nelle erbe per gli infusi è arrivato dall'istituto zooprofilattico di Torino, dove erano stati inviati diversi reperti affinché fossero analizzati. Non è ancora chiaro come il tallio sia finito nell'erba trovata in casa di Alessio Palma e Maria Lina Pedon, due anziani che risiedono in via Padova a Nova Milanese, a circa un chilometro dall'abitazione della famiglia Del Zotto. Sarà la procura di Monza a cercare di risolvere l'ennesimo giallo nella vicenda, sulla quale è aperta un'inchiesta per omicidio e lesioni colpose.

Tre le vittime finora: la 62enne Patrizia Del Zotto e gli anziani genitori.

Dopo la 62enne Patrizia Del Zotto, deceduta all'inizio di ottobre, erano morti avvelenati dal tallio i suoi anziani genitori, Giovanni Battista e Maria Gioia, rispettivamente di 94 e 87 anni. Sono invece tuttora ricoverati in ospedale a Desio la sorella di Patrizia Del Zotto, la badante di casa e gli stessi anziani nella cui abitazione sarebbe rinvenuto il tallio, che non hanno saputo fornire spiegazioni sulla sua presenza: l'erba incriminata era in una comune ciotola da cucina e non è un prodotto industriale. Da poco è stato dimesso dall'ospedale il vedovo di Patrizia Del Zotto, Enrico Ronchi. Il fratello di Patrizia, Domenico, e sua moglie, sono invece gli unici membri della famiglia a non aver manifestato i sintomi dell'avvelenamento.

L'ipotesi del guano dei piccioni.

In principio si era ipotizzato che la famiglia Del Zotto fosse rimasta contaminata dopo aver trascorso alcuni giorni in una casa di campagna in Friuli, dove era presente un fienile infestato dai piccioni. Il tallio, metallo un tempo utilizzato come topicida e poi bandito dall'Ue per la sua pericolosità (in passato è stato utilizzato anche per compiere omicidi, venendo citato come arma del delitto anche in un romanzo giallo di Agatha Christie), è infatti presente in grandi quantità nel guano dei piccioni. Successivamente però ha preso piede l'ipotesi dell'ingestione accidentale del veleno, attraverso cibi o bevande. Un'ipotesi che adesso sembra aver trovato un importante riscontro, anche se sono ancora molte le domande a cui il pubblico ministero Vincenzo Nicolini e i carabinieri dovranno rispondere.