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Opinioni
1 Febbraio 2015
18:32

Antifascismo: seguire l’esempio del Presidente Mattarella

Se il primo atto del Presidente della Repubblica è stata la visita alle Fosse Ardeatine, anche il resto della classe politica e l’opinione pubblica devono riconoscere come valore fondante della cultura democratica l’antifascismo…
A cura di Roberta Covelli
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Più o meno alla stessa ora in cui i membri del Parlamento applaudivano l'elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica, a Milano cinque ragazzi e tre adulti stazionavano davanti al liceo Leonardo da Vinci. Erano membri della costola giovanile di Forza Nuova, Lotta Studentesca, gruppo di estrema destra che si rivolge alle scuole con crociate omofobiche o razziste. Sono, insomma, quelli che possiamo chiamare fascisti: le croci celtiche e il font degli striscioni con cui si definiscono “Maschi selvatici non checche isteriche” non lasciano adito a dubbi.

Sabato si trovavano davanti al liceo milanese, per la seconda volta in meno di un mese, a distribuire volantini ai ragazzi che uscivano da scuola. E quando uno degli studenti, membro del collettivo e dell'Unione degli Studenti, si è rifiutato di accettare il foglio che i militanti gli porgevano, è stato preso da due di loro e trascinato per qualche metro, dove un terzo gli ha sferrato un pugno in faccia.

D'altronde, i fascisti sono un po' come i mafiosi: con la bocca sempre piena della parola onore, ma pronti a farne a meno quando si tratta di accettare il dissenso.

Negli ultimi mesi, l'estrema destra si mostra più del solito, tentando di confondersi nell'insofferenza delle periferie ma continuando a stringere mani a chi conta. A Milano, Forza Nuova condivide la battaglia all'Islam con leghisti e destra al governo della Regione Lombardia, che ha recentemente varato, non senza forti dubbi di incostituzionalità, la cosiddetta legge anti-moschee, ponendosi in aperto contrasto con la giunta milanese, che sta invece procedendo all'assegnazione di aree per luoghi di culto. A Cremona, dopo la partita contro il Mantova, una nutrita schiera di militanti di Casapound ha assaltato il centro sociale Dordoni, aggredendo i presenti con spranghe e bastoni e lasciando uno di loro, Emilio, in coma. E non è la prima volta che il calcio serve da scusa per gli sfoghi fascisti: è di novembre il raid squadrista contro giocatori e tifosi dell'Ardita San Paolo, politicamente schierati a sinistra. Non mancano poi gli attacchi agli immigrati, verbali quando non fisici, come per l'assalto al centro di accoglienza di Tor Sapienza.

L'opinione pubblica si nutre di odio e di bufale contro il diverso, spesso diffuse anche da un giornalismo irresponsabile, come nel caso della (mai avvenuta) sassaiola da un campo rom contro licei romani o dell'ubriachezza molesta (esclusa dall'autopsia) di Muhammad Shahzad Khan massacrato di botte a Tor Pignattara. Cifre false o ingigantite sui finanziamenti per l'accoglienza vengono utilizzate da leghisti e fascisti per incolpare della crisi migranti e rom. E lezioni di intolleranza non mancano anche da pulpiti istituzionali.

Se il primo atto del Presidente della Repubblica è stata la visita alle Fosse Ardeatine, anche il resto della classe politica e l'opinione pubblica devono riconoscere come valore fondante della cultura democratica l'antifascismo: perché non esiste fascismo senza violenza, che sia un pugno contro uno studente che rifiuta un volantino o un pestaggio a colpi di spranghe, che sia omofobia o razzismo.
È necessario affermarlo, ora più che mai: perché, come scriveva Piero Gobetti, “il nostro antifascismo prima che un'ideologia è un istinto”.

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Nata nel 1992 in provincia di Milano. Si è laureata in giurisprudenza con una tesi su Danilo Dolci e il diritto al lavoro, grazie alla quale ha vinto il premio Angiolino Acquisti Cultura della Pace e il premio Matteotti. Ora è assegnista di ricerca in diritto del lavoro. È autrice dei libri Potere forte. Attualità della nonviolenza (effequ, 2019) e Argomentare è diabolico. Retorica e fallacie nella comunicazione (effequ, 2022).
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