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7 Febbraio 2020
12:19

Fiat conferma i piani, lo stabilimento Fpt-Cnh di Pregnana Milanese chiuderà: 300 esuberi

Il destino dello stabilimento Fpt-Cnh di Pregnana Milanese è segnato: nel corso dell’ultimo incontro tra le parti i rappresentanti dell’azienda hanno confermato ai delegati sindacali e ai funzionari di Regione Lombardia e ministero dello Sviluppo economico la decisione di cessare l’attività, nonostante la produttività dello stabilimento. Circa 300 gli esuberi.
A cura di Roberta Covelli
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Lavoratori di Cnh Industrial
Lavoratori di Cnh Industrial

Nessun passo indietro da Fiat: lo stabilimento di Pregnana Milanese, vicino Milano, chiuderà. L’allungamento di sei mesi è previsto soltanto per i passaggi di consegne tra le diverse unità produttive. È questo quanto emerge dall’ultima riunione di giovedì 30 gennaio, tra azienda, istituzioni e rappresentanti dei lavoratori. La chiusura dello stabilimento Fpt-Cnh di Pregnana, che comporterà l’esubero di circa trecento lavoratori, non deriva da carenze produttive: la ex Iveco era anzi fiore all’occhiello nella produzione, con 31mila motori confermati per l'anno scorso. Eppure, nonostante i risultati positivi, i dipendenti, a inizio ottobre 2019, hanno dovuto fare i conti con l’annuncio di cessazione delle produzioni nel 2020 e la successiva chiusura dello stabilimento entro il 2021, per una scelta di riorganizzazione dell’impresa.

La mobilitazione dei lavoratori non è servita a nulla

La mobilitazione dei lavoratori nulla ha potuto contro la decisione dell’azienda, confermata all’incontro del 30 gennaio davanti all’assessore regionale Rizzoli e ai funzionari del ministero dello Sviluppo economico. L’indomani, in assemblea, i dipendenti hanno dovuto decidere come reagire all'annuncio, confrontandosi su due diverse mozioni: la prima per l'apertura di una trattativa, con proposte anche individuali ai lavoratori, per cercare di ridurre l’impatto sociale della scelta aziendale (con trasferimenti, riassunzioni in aziende satellite, incentivi all'esodo), la seconda per la lotta a oltranza finalizzata alla conservazione dello stabilimento pregnanese. Ha infine prevalso la linea conciliativa, con la promessa però di non abbandonare la mobilitazione: ogni lavoratore dovrà avere la possibilità di accettare le condizioni per sé più favorevoli, ma con l'impegno di non lasciare nessuno dei colleghi privo di sostegno.

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