Alessandra Giuseppina Pirri era al telefono con la madre quando il treno regionale Trenord 10452 è deragliato a Pioltello. Come hanno svelato le prime ricostruzioni dell'incidente, il deragliamento del treno è avvenuto infatti a circa due chilometri dal luogo dell'incidente vero e proprio. Giuseppina, 39enne che viveva con i suoi genitori a Capralba, in provincia di Cremona, era molto legata a sua padre e sua madre. Tanto che le è venuto naturale chiamare proprio la donna in quegli istanti convulsi che hanno preceduto l'impatto di un vagone del treno contro un palo dell'alimentazione elettrica, che ha trasformato il deragliamento in una tragedia il cui bilancio è di tre morti e una cinquantina di feriti. Giuseppina è purtroppo una delle tre vittime dell'incidente, assieme a Ida Maddalena Milanesi e a Pierangela Tadini. L'autopsia sulle tre salme, che chiarirà l'esatta causa della morte, sarà eseguita la prossima settimana.

La mamma di Giuseppina: Mettiti al sicuro, buttati per terra. Ma lei non rispondeva più

"Mettiti al sicuro, buttati per terra", ha detto la madre alla figlia, secondo quanto racconta il "Corriere della sera". Ma dall'altra parte del telefono Giuseppina non rispondeva più. Un silenzio per cui la madre all'inizio ha voluto trovare le giustificazioni più speranzose, come avviene spesso in questi casi: il telefonino poteva esserle caduto per gli sbalzi del treno, Giuseppina poteva essere ancora viva. A quanto pare anche i vigili del fuoco avevano all'inizio rassicurato i due coniugi, che nel frattempo avevano raggiunto il luogo dell'incidente assieme alla loro seconda figlia. Rassicurazioni probabilmente dovute nei momenti concitati dei soccorsi, con centinaia di persone coinvolte e i relativi famigliari ansiosi di conoscerne le condizioni.

Il papà di Giuseppina, però, aveva già capito tutto. A differenza della moglie si era preparato al peggio: che è arrivato, come un macigno, quando è stato comunicato loro che una delle vittime dell'incidente ferroviario era la loro figlia. Giuseppina, 39enne, come ogni mattina aveva preso il treno per andare a lavorare a Sesto San Giovanni, dove grazie al suo diploma in ragioneria aveva trovato impiego come contabile in un'azienda di Sesto San Giovanni, hinterland di Milano. Ancora pochi chilometri e sarebbe arrivata, proprio come tutti i passeggeri a bordo del treno Cremona-Milano, che hanno visto la loro piccola odissea quotidiana di pendolari trasformarsi in pochi secondo in un incubo che tre donne non potranno più raccontare.