Ha allungato un braccio verso la figlia 18enne, seduta accanto a lei su quel treno maledetto, nel tentativo di proteggerla. Un gesto naturale, l'istinto di una madre che pensa sempre prima ai propri figli e poi a se stessa. È morta così, secondo quanto riporta "L'Eco di Bergamo", Pierangela Tadini, una delle tre donne decedute ieri nel tragico deragliamento del convoglio regionale Trenord 10452 partito da Cremona e diretto a Milano Garibaldi. Un treno carico di pendolari e studenti, di gente con le proprie storie, tutte eroiche nella loro quotidianità, finite sui mezzi d'informazione a causa di una tragedia. Ma che si reiterano, invisibili, ogni giorno.

Pierangela e la figlia abitavano a Misano Gera d'Adda

Tra i pendolari del convoglio deragliato a Pioltello c'erano anche Pierangela e sua figlia, una ragazza di 18 anni, a sua volta rimasta ferita in modo lieve nella tragedia. Mamma e figlia come ogni mattina viaggiavano verso Milano, dove Pierangela, 51 anni, lavorava come impiegata amministrativa all'ospedale San Giuseppe, mentre la figlia frequenta un liceo linguistico. Entrambe erano salite sul treno maledetto, il Trenord 10452, a Misano Gera d'Adda, piccolo comune della Bergamasca. Lì mamma e figlia si erano trasferite sette anni fa, dopo che la donna e il marito, avvocato, si erano separati: le due donne della famiglia erano andate a vivere insieme in una villetta a pochi chilometri da Caravaggio, dove abitano i genitori di Pierangela e dove la 51enne era nata e aveva vissuto a lungo. Ieri i genitori di Pierangela hanno ricevuto la notizia più brutta che si possa immaginare, la morte della figlia: "Era solare", è riuscito a dire il padre. Ad avvisare i genitori di Pierangela è stato un altro parente, anche lui sul treno deragliato come centinaia di altre persone, tutte con la loro storia eroica che da ieri si è arricchita di un nuovo capitolo da raccontare. Cosa che non potranno più fare Pierangela, Ida Maddalena Milanesi e Giuseppina Pirri, le tre vittime della tragedia.