"Allora, è un'emergenza, con urgenza al casello A1 dell'autostrada, praticamente è deragliato un treno dell'alta velocità, ci sono i mezzi di soccorso già allertati, ci sono feriti e le ambulanze, ripeto emergenza". Sono le 5.10 quando il treno Frecciarossa 9595 lascia la stazione di Milano Centrale in direzione di Salerno. L'arrivo è previsto per le 11.27. Passano pochi minuti però e qualcosa va storto: giunto nei pressi del comune di Ospitaletto Lodigiano il convoglio alta velocità che in quel momento sta procedendo a 290 chilometri orari deraglia. La causa, forse, è in uno scambio montato male: la motrice esce dai binari, mentre il primo vagone del convoglio si ribalta su un fianco, in quel momento a bordo del treno ci sono 28 passeggeri e cinque dipendenti Rfi.

La prima chiamata ai soccorsi: È un'emergenza, correte, ci sono feriti

I soccorsi si attivano subito e in pochi minuti sul posto arriva il personale medico del 118 e i vigili del fuoco. "Carabinieri, abbiamo deragliato col treno partito alle 5.10 da Milano, non so dove siamo, abbiamo lasciato da poco Rogoredo", le parole di un passeggero del treno che ha chiamato il 112. "Il treno è deragliato, siamo uscendo dal treno però ci sono feriti, correte, venite subito", spiega subito dopo. Le chiamate d'emergenza si susseguono una dietro l'altra mentre i primi passeggeri iniziano a lasciare le carrozze per scendere in strada e capire cosa sia accaduto. I feriti sono 27, nessuno per fortuna in maniera grave. I morti invece sono 2, si tratta dei due macchinisti alla guida del Frecciarossa: i corpi del 51enne Giuseppe Cicciù e del 59enne Mario Di Cuonzo sono stati sbalzati all'esterno del treno dalla forza dell'impatto. Testimoni raccontano di aver visto la motrice sollevarsi per metri prima di finire la sua corsa contro la casa cantoniera.

Le vittime Giuseppe Cicciù e Mario Dicuonzo

Giuseppe Cicciù, 52 anni, originario di Reggio Calabria ma residente da tempo a Cologno Monzese, aveva alle spalle una lunga carriera come macchinista nelle ferrovie dello Stato. Era stato rappresentante Rsu della Fit Cisl e si era occupato di sicurezza sul lavoro. "Era una persona attenta, scrupolosa e puntuale", ricorda a Fanpage.it Salvatore Pellecchia, segretario generale Fit Cisl. "Ancora una volta, la nostra città perde uno dei suoi figli. Oggi è un giorno di infinita tristezza per tutti noi", dichiara invece il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. Mario Dicuonzo, 59 anni, era originario di Capua, nel Casertano, e viveva a Pioltello. "Ancora una volta la nostra città è ferita gravemente per fatti che superano ogni possibile giustificazione – scrive la sindaca di Pioltello, Ivonne Cosciotti – sono vicina alla moglie e al figlio con un abbraccio che sono certa vale per ognuno di voi". La cittadina, già colpita due anni fa dalla tragedia del deragliamento di un treno regionale in cui persero la vita 3 donne, proclama il lutto cittadino con bandiere a mezz'asta.

Se lo scambio fosse stato dritto il treno non sarebbe deragliato

Immediatamente iniziano i rilievi da parte delle forze dell'ordine per tentare di ricostruire l'accaduto e capire cosa abbia provocato l'incidente. A dare le prime risposte è il procuratore di Lodi, Domenico Chiaro che, nel corso della conferenza stampa convocata a poche ore dall'incidente per fare il punto sulle indagini spiega: "Il treno è deragliato all'altezza di uno scambio che doveva essere posto in una certa posizione e così non era. Se lo scambio fosse stato dritto il treno non sarebbe deragliato". Un errore in alcuni lavori di manutenzione effettuati nella notte, poche ore prima del tragico incidente: lo scambio sarebbe stato sistemato in modo non corretto provocando lo svio della motrice. La procura ha aperto un'inchiesta per disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e lesioni plurime: le indagini vanno avanti affinché tutte le ipotesi vengano prese in considerazione. C'è anche quella di uno scambio "rimasto a rovescio" che però è stato rilevato dall'impianto in posizione "normale" di via libera. Un errore causato da "una dimenticanza" o da un problema di natura tecnica. Le uniche da escludere sono quelle di un sabotaggio o di un attentato: al momento quella dell'errore umano resta dunque la più probabile.

Sequestrata scatola nera: ascoltati gli operai che hanno effettuato i lavori

"Poteva essere una carneficina", dice il prefetto di Lodi, Marcello Cardona, tra i primi a giungere sul posto questa mattina, mentre il premier Giuseppe Conte chiede "chiarezza sulla tragedia", così come il governatore Attilio Fontana che afferma: "Non possiamo lasciare dubbi sull'alta velocità". Intanto gli inquirenti individuano e ascoltano gli operai che hanno effettuato proprio i lavori di posa dello scambio, si tratta di personale interno e di lavori che vengono effettuati in maniera frequente: la loro posizione non è ancora chiarita, ciò che è chiaro comunque è che non si è trattato di un atto volontario. Poco dopo viene recuperata anche la scatola nera del treno che registra tutte le operazioni salienti che svolge il macchinista: tutto il materiale e i luoghi coinvolti sono stati posti sotto sequestro in attesa che vengano chiariti i motivi dell'incidente costato la vita a due uomini che come ogni giorno non stavano facendo altro che svolgere il proprio lavoro.