Un biglietto sequestrato all'ex coordinatore di Forza Italia, Gioacchino Caianiello, rischia di mettere ulteriormente nei guai l'ex consigliere comunale milanese Pietro Tatarella, già in carcere dallo scorso 7 maggio con l'accusa di associazione a delinquere per il suo presunto coinvolgimento nella rete di tangenti, finanziamenti illeciti e appalti pilotati scoperta in Lombardia. Nell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha portato a 43 arresti e un centinaio di indagati è spuntato un nuovo elemento: un ‘pizzino' trovato nel portafogli di Caianiello che parla di "10 mila euro" versati versati dalla Ecol Service di Daniele D'Alfonso a Tatarella per la sua candidatura alle elezioni europee per Forza Italia.

Il biglietto è stato sequestrato al momento dell'arresto di Caianiello e potrebbe aprire un nuovo filone nelle indagini sui finanziamenti illeciti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, il passaggio di denaro è stato discusso solo due settimane prima degli arresti con Mauro Tolbar, titolare di una ditta di consulenze e ritenuto uno dei collettori delle tangenti, che spiega a Caianiello di avere spazio per elargire altri 7000 euro al giovane esponente azzurro.

Caianiello si è difeso: Mai preso soldi illeciti

Il presunto "burattinaio" del sistema di mazzette, intanto, si difende. Caianiello ha negato di avere mai ricevuto soldi "in modo illecito" e assicurato che il denaro raccolto nella sua attività "lo ha messo in Agorà, un'associazione culturale legata a Forza Italia e nel partito". Lo ha spiegato il suo avvocato, Tiberio Massironi, prima dell'udienza al Tribunale del Riesame. Lo stesso Riesame oggi ha revocato gli arresti domiciliari per l'imprenditore Renato Napoli, legale rappresentante di Edilnapoli e accusato di turbativa d'asta in un filone dell'inchiesta milanese, e gli ha comminato la misura interdittiva del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.

Nuove accuse per Lara Comi: Ipotesi di truffa all'europarlamento

Emerge intanto una nuova ipotesi investigativa a carico dell'europarlamentare di Forza Italia, Lara Comi, indagata dalla Procura milanese per finanziamento illecito. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l'esponente forzista, appena rieletta a Bruxelles con 32mila preferenze, rischia di dover affrontare anche l'accusa di "truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche" a danno del Parlamento europeo. L'ipotesi degli inquirenti è che ci sia stato un accordo per retrocedere una parte di compensi che Comi riconosceva a un giornalista varesino come suo assistente, fondi rimborsati quindi regolarmente da Bruxelles, per girarli a vantaggio di Forza Italia a Varese e coprire così le spese del partito. Un'accusa che il difensore di Lara Comi, l'avvocato Gian Piero Biancolella, respinge: "Escludo nella maniera più tassativa che ci sia stato l'accordo descritto nell'articolo", ha spiegato il legale raggiunto da Fanpage.it, "Comi non ha mai partecipato ad alcun accordo che prevedesse la retrocessione di denaro da parte del giornalista. Noi non abbiamo alcuna informazione in merito, e continuiamo ad apprendere notizie dalla stampa. In ogni caso la mia assistita esclude di aver preso parte a qualsiasi accordo che prevedesse la retrocessione di fondi da parte del suo assistente".