Pietro Tatarella ha ottenuto gli arresti domiciliari. La decisione del Tribunale del Riesame di Milano è arrivata in poche ore dopo che gli avvocati difensori dell'ex consigliere comunale milanese questa mattina avevano chiesto ai giudici la sua scarcerazione. L'ex astro nascente di Forza Italia in Lombardia era finito in manette il 7 maggio nell'ambito di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano su un giro di tangenti, appalti truccati e finanziamenti illeciti. Ora torna a casa dopo quasi quattro mesi di detenzione.

Tangenti, per Tatarella chiesta scarcerazione o domiciliari: "Non è corrotto"

I legali hanno sostenuto che Tatarella "non è stato corrotto" dall'imprenditore della Ecol-service Daniele D'Alfonso. Per la difesa del politico azzurro, infatti, al massimo si può contestare un "traffico di influenze illecite" che non giustifica la custodia cautelare in carcere. "Abbiamo chiesto la scarcerazione e in subordine gli arresti domiciliari", ha spiegato l'avvocato Nadia Alecci che lo difende assieme al collega Luigi Giuliano. "Il carcere è durissimo per tutti, speriamo almeno nei domiciliari", ha concluso il legale. I giudici decideranno nei prossimi giorni.

I legali dell'ex consigliere: Provato da mesi di detenzione e cambio di carcere

I difensori hanno ricordato che alla vigilia di Ferragosto Tatarella è stato trasferito "senza alcun avviso formale" dal carcere di Opera a quello di Busto Arsizio. Nella nuova struttura sarebbe stato inserito "in un contesto con limitate ore d'aria quotidiane e con ridotte possibilità di momenti di svago e socialità", dopo aver già trascorso un periodo in isolamento. Una condizione che, denunciano i legali, metterebbe a dura prova il detenuto.

Solidarietà anche dal Pd: No a carcere come pena preventiva

Parole di solidarietà per l'ex consigliere sono arrivate nei giorni scorsi dagli "avversari" del Partito democratico. "In carcere da tre mesi senza che vi sia stato neppure l'inizio del processo. Tre mesi di cui uno in completo isolamento", ha ricordato il consigliere comunale dem Alessandro Giungi, "il carcere come strumento di pena "preventiva" a me fa orrore". Stessa linea per il consigliere regionale ed ex segretario del Pd Milano Pietro Bussolati: "Sia che Tatarella sarà ritenuto colpevole che innocente si tratta di una detenzione preventiva senza che il processo sia nemmeno iniziato".

A maggio il riesame aveva negato la scarcerazione

Lo scorso 28 maggio il Tribunale del Riesame aveva già negato la scarcerazione dopo una prima richiesta dei legali di Tatarella. I giudici allora avevano confermando l’impianto accusatorio dei pubblici ministeri Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri, coordinati dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci, che gli contestano i reati di corruzione e associazione a delinquere.