"Il carcere come strumento di pena ‘preventiva' fa orrore". Pietro Tatarellaarrestato il 7 maggio con l'accusa di associazione per delinquere, corruzione e finanziamento illecito nell'inchiesta sulle tangenti e gli appalti truccati in Lombardia – è in carcere da oltre tre mesi, due dei quali trascorsi in isolamento. Domani davanti al Tribunale del Riesame i suoi avvocati chiederanno la scarcerazione o i domiciliari. Intanto l'ex consigliere comunale di Forza Italia ha ricevuto parole di solidarietà da esponenti del Partito democratico milanese, critici verso la dura pena detentiva imposta prima ancora dell'inizio del processo.

Tangenti in Lombardia, Pd Milano su Tatarella in carcere: "È detenzione preventiva"

"L'ex consigliere comunale Pietro Tatarella è in carcere. Tre mesi senza che vi sia stato neppure l'inizio del processo. Tre mesi di cui uno in completo isolamento. Dove siete garantisti a corrente alternata?", ha scritto il consigliere dem Alessandro Giungi commentando la notizia del ricordo al Riesame. "Dove siete per le migliaia di persone detenute nelle stesse condizioni di Tatarella? Il carcere come strumento di pena "preventiva" a me fa orrore".

Sulla stessa linea l'ex segretario metropolitano del Pd e consigliere regionale, Pietro Bussolati: "Tatarella è in carcere da più di tre mesi, in attesa di un processo. Due mesi li ha fatti in isolamento con un’ora d’aria. L’ultimo mese è stato spostato in un altro carcere dove le misure di isolamento sono state allentate", ha ricordato. "Questo è inaccettabile perché sia che Tatarella sarà ritenuto colpevole che innocente si tratta di una detenzione preventiva senza che il processo sia nemmeno iniziato", ha aggiunto l'esponente dem.

Tatarella, scarcerazione negata dal Riesame nel mese di maggio

Lo scorso 28 maggio il Tribunale del Riesame aveva negato la scarcerazione confermando l’impianto accusatorio dei pubblici ministeri Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri, coordinati dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci.