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Tangenti in Lombardia: concessi gli arresti domiciliari a Gioacchino Caianiello

È stato scarcerato ed è tornato nella sua casa di Gallarate, agli arresti domiciliari, Gioacchino Caianiello, l’ex coordinatore di Forza Italia in provincia di Varese, ritenuto dagli inquirenti la mente dietro il sistema di tangenti e appalti truccati in Lombardia portato alla luce da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia milanese. Caianiello era in carcere da maggio e in cinque mesi ha sostenuto diversi lunghi interrogatori davanti al pubblici ministeri milanesi.
A cura di Simone Gorla
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Dopo cinque mesi in carcere e una serie di interrogatori resi davanti ai pubblici ministeri di Milano sono stati concessi gli arresti domiciliari a Gioacchino Caianiello, l'ex coordinatore di Forza Italia in provincia di Varese, ritenuto dagli inquirenti la mente dietro il sistema di tangenti e appalti truccati in Lombardia portato alla luce da un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia milanese.

Tangenti in Lombardia: scarcerato Gioacchino Caianiello, va ai domiciliari

Lo scorso maggio Caianiello era finito in carcere insieme ad altri politici, tra cui l'ex sottosegretario regionale Fabio Altitonante e l'ex consigliere comunale milanese Pietro Tatarella, in un'indagine che ha coinvolto anche il presidente della Regione, Attilio Fontana, prima come parte lesa di un tentativo di corruzione, poi come indagato per abuso d'ufficio in uno dei filoni dell'inchiesta. Negli scorsi mesi la sua richiesta di andare ai domiciliari era stata respinta. La richiesta è di scarcerazione è stata depositata dal difensore di Caianiello, l'avvocato Tiberio Massironi, trasmessa ai pm per il loro parere e poi accolta dal giudice per gli indagini preliminari Raffaella Mascarino. Caianiello è tornato così nella sua casa di Gallarate nella giornata di mercoledì 25 settembre.

L'ex coordinatore varesino di Forza Italia è stato più volte sentito dai pm

L'ex numero uno di Forza Italia in provincia di Varese a partire da luglio ha incontrato più volte gli inquirenti. Ha reso lunghi interrogatori in cui ha dato la sua versione dei fatto e spiegato la sua posizione. Avrebbe inoltre fornito alla procura elementi utili per fare luce sull'intricato giro di contatti, leciti e non, chiamato "la mensa dei poveri" che avrebbe dato vita al presunto sistema corruttivo. Le informazioni fornite potrebbero anche aprire nuovi filoni e dare luogo a ulteriori approfondimenti e per questo gli inquirenti milanesi potrebbero prendere altro tempo e non arrivare subito alla richiesta di rinvio a giudizio per le persone arrestate cinque mesi fa.

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