Lo striscione choc degli Irriducibili della Lazio (Foto di Alessia Novelli via Twitter)
in foto: Lo striscione choc degli Irriducibili della Lazio (Foto di Alessia Novelli via Twitter)

Il sindaco di Milano Beppe Sala ha voluto prendere una posizione forte dopo il blitz neofascista di alcuni ultras laziali del gruppo Irriducibili: "Anche cercando di non drammatizzare, non si può non capire che si stanno superando certi limiti", ha scritto il primo cittadino milanese su Facebook dopo lo striscione con la scritta "Onore a Benito Mussolini" esposto dagli ultras biancocelesti oggi, alla vigilia della Liberazione, vicino a piazzale Loreto. Secondo il sindaco "la denuncia di tutto ciò spetta soprattutto alla politica. A tutta la politica però". Una frecciata, neanche troppo velata, a quella parte della politica che starebbe offrendo in qualche modo una sorta di "copertura" all'estremismo di destra.

Il caso dell'appello per il corteo in memoria di Ramelli

Una vicenda milanese è in qualche modo l'emblema di quanto sta accadendo: il prossimo 29 aprile a Milano si commemorerà la morte di Sergio Ramelli, ragazzo 18enne ucciso nel 1975 nel capoluogo lombardo da esponenti di Avanguardia operaia. Ramelli, militante del Fronte della gioventù (organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano), è una vittima innocente (come tanti altri) del clima di odio politico che si respirava negli anni Settanta. Ma la cerimonia per commemorare la sua morte (e quella dell'avvocato Enrico Pedenovi, assassinato da killer di Prima linea il 29 aprile del 1976) è da sempre l'occasione per l'estrema destra e i neofascisti milanesi per esporre tutto il campionario di riti e gestualità di un periodo, il Ventennio, che la storia ha ampiamente condannato: saluti romani, il rito del "presente", croci celtiche e un clima lugubre e marziale. Da alcuni anni la fiaccolata organizzata dai movimenti di estrema destra milanesi (CasaPound, Forza Nuova e Lealtà e azione) viene vietata dalle autorità, che autorizzano solo presidi in forma statica. Ma quest'anno alcuni politici di destra, inclusi parlamentari e consiglieri comunali della Lega, hanno sottoscritto un appello per far sì che la fiaccolata venisse autorizzata. La prefettura non ha dato il proprio via libera, ma il gesto di una parte della politica è stato duramente stigmatizzato, tra i tanti, anche dall'Anpi: "Un conto è ricordare le vittime della violenza, altro conto è tramutare il ricordo in aperta apologia del fascismo. Non si può consentire che Milano, a pochi giorni dalla ricorrenza del 25 Aprile, venga percorsa da un corteo nero che si porrebbe in aperto contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione repubblicana e con le leggi Scelba e Mancino", aveva detto il presidente dell'Anpi provinciale di Milano Roberto Cenati.

Sala: Milano è e resterà una città profondamente antifascista

È a questo clima che probabilmente il sindaco Sala si riferisce quando sostiene che si stiano oltrepassando certi limiti. Un'affermazione che trova tra l'altro riscontro in ciò che è avvenuto oggi, 24 aprile, vicino a piazzale Loreto, il luogo in cui, prima che venissero esposti i cadaveri di Mussolini, della Petacci e di altri gerarchi, c'era stata una strage nasifascista con l'uccisione di 15 partigiani. Decine di ultras laziali hanno srotolato lo striscione dedicato a Mussolini e si sono prodotti nel rito del presente e in saluti romani. Un blitz durato pochi minuti, ma che rappresenta una provocazione indegna che non va minimizzata. L'Anpi ha chiesto di individuare i "responsabili di questo vergognoso oltraggio" e lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste e neonaziste applicando le leggi Scelba e Mancino. Il sindaco Sala ha concluso il suo commento sulla vicenda affermando: "Milano è e resterà sempre una città profondamente antifascista".