Saluti romani alla commemorazione di Sergio Ramelli lo scorso anno
in foto: Saluti romani alla commemorazione di Sergio Ramelli lo scorso anno

Si avvicina il 29 aprile a Milano e come tutti gli anni sale la tensione in vista delle commemorazioni per Sergio Ramelli, 18enne del Fronte della gioventù (il movimento giovanile del Msi) morto il 29 aprile del 1975 dopo oltre un mese di agonia: il 23 marzo era stato aggredito sotto casa da militanti di Avanguardia operaia con una chiave inglese. Da anni la cerimonia per ricordare Ramelli ed Enrico Pedenovi, altro militante di destra ucciso il 29 aprile del 1976 (a un anno dalla morte di Ramelli) da un commando di Prima Linea, diventa l'occasione in cui militanti di estrema destra sfilano per le vie della città in un clima marziale, ripetendo anche riti riconducibili al fascismo come il saluto romano al momento del "presente". Lo scorso anno i manifestanti, dopo la cerimonia, arrivarono fino a piazzale Loreto, deponendo dei fiori nel luogo in cui fu esposto il cadavere di Mussolini: una cerimonia non autorizzata che costò l'identificazione a una sessantina di presenti.

L'appello di CasaPound, Forza Nuova e Lealtà e azione

In vista delle celebrazioni di quest'anno c'è una novità: un appello alle autorità milanesi (prefetto, questore e sindaco) affinché non vietino il corteo-fiaccolata che si organizzava fino a qualche anno fa. L'appello è stato presentato dai promotori della fiaccolata: CasaPound, Forza Nuova e Lealtà e azione, tre sigle dell'estrema destra. Ma a sostenere l'appello sono stati oltre 60 tra politici, parlamentari e consiglieri di partiti di destra, come Fratelli d'Italia e Lega. Tra loro, stando a quanto riporta il "Corriere della sera", anche i vicepresidenti di Camera e Senato Fabio Rampelli e Ignazio La Russa e i deputati leghisti Alessandro Morelli e Igor Iezzi. Il corteo-fiaccolata dovrebbe partire da piazzale Susa e concludersi in via Paladini, dove Ramelli venne colpito. Ma il condizionale è d'obbligo perché contro questa manifestazione, definita una "parata nera", si sono schierati con forza l'Anpi e Rifondazione comunista.

Anpi: Non si può consentire un corteo nero a Milano

"L'Anpi Provinciale di Milano ha sempre fermamente condannato la barbara aggressione e uccisione del giovane Sergio Ramelli di soli 17 anni e quella del Consigliere provinciale Enrico Pedenovi caduto in un agguato tesogli dai terroristi di Prima Linea – ha scritto il presidente dell'Anpi provinciale di Milano Roberto Cenati – Ma un conto è ricordare le vittime della violenza, altro conto è tramutare il ricordo in aperta apologia del fascismo. Non si può consentire che Milano, a pochi giorni dalla ricorrenza del 25 Aprile, venga percorsa da un corteo nero che si porrebbe in aperto contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione repubblicana e con le leggi Scelba e Mancino. Chiediamo – ha aggiunto Cenati – al Sindaco di Milano di intervenire per far sentire la propria autorevole voce e al Prefetto e al Questore di impedire che la nostra città, Medaglia d'Oro della Resistenza, subisca questo inaccettabile e vergognoso oltraggio". L'Associazione nazionale partigiani ha organizzato, sempre per il 29 aprile, un presidio in piazzale Dateo, non lontano da dove il 27 aprile del 1976 il giovane Gaetano Amoroso venne colpito a morte da neofascisti. una manifestazione che da sempre ha fatto da contraltare a quella per Ramelli e Pedenovi. Il segretario provinciale di Rifondazione comunista, Matteo Prencipe, in una nota ha affermato: "Non possiamo consentire che di nuovo si lasci spazio a una parata nera. Lealtà Azione, Casapound e Forza Nuova dovrebbero essere messi fuorilegge. Si applichi la Costituzione su cui anche il ministro (Matteo Salvini, ndr) e i firmatari dell’appello al Prefetto hanno giurato. Serve una grande mobilitazione antifascista".