Quaranta minuti di terrore: un autobus pieno di studenti di una scuola media che viene dirottato dall'autista con la minaccia di voler compiere una strage per vendicarsi delle "morti nel Mediterraneo" e poi dato alle fiamme. È stata una mattinata di paura quella che si è vissuta tra Crema, in provincia di Cremona, e la strada provinciale Paullese all'altezza di San Donato Milanese, in provincia di Milano. Cerchiamo allora di ricostruire quanto si sa finora di un episodio la cui reale gravità, probabilmente, potrà essere compresa solo a freddo, quando tutti gli elementi saranno stati chiariti.

Cosa è successo: il dirottamento

La dinamica di quanto accaduto è stata ricostruita dal comandante provinciale dei carabinieri di Milano, Luca De Marchis: "Questa mattina (attorno alle 11.20, ndr) un pullman che trasportava 51 alunni di due classi medie di Crema dalla scuola (l'istituto Vailati, ndr) alla palestra per attività ginniche è stato improvvisamente dirottato dall'autista", ha spiegato De Marchis. Il dirottatore è Ousseynou Sy, un 47enne di origini senegalesi, ma cittadino italiano dal 2004, che secondo quanto riferito dal ministro dell'Interno Matteo Salvini ha precedenti per guida in stato di ebbrezza e molestie sessuali nei confronti di minore. L'uomo, che lavora da anni per la società di trasporti Autoguidovie (una compagnia che gestisce alcuni collegamenti interprovinciali e urbani in Lombardia) stando a quanto riportato dai presenti avrebbe detto: "Oggi da qui non esce vivo nessuno" e dopo aver cosparso il bus con della benzina (che si trovava in una tanica che l'uomo avrebbe comprato alcuni giorni prima assieme a delle fascette di plastica) si è diretto col pullman verso la provincia di Milano. Secondo i presenti, l'autista avrebbe detto di volersi recare all'aeroporto di Linate.

 

L'uomo ha fatto legare gli studenti da un'insegnante

L'uomo era armato con un coltello da cucina, che però il successivo incendio del bus ha reso introvabile. Alcuni degli studenti presenti avevano parlato di un coltello e di una pistola, mentre i carabinieri hanno detto che l'uomo non era armato, dal momento che il coltello sarebbe andato perduto. L'autista minacciando i passeggeri avrebbe costretto uno dei tre adulti che accompagnavano i bambini a legare loro i polsi con delle fascette di plastica e a sequestrare i cellulari. L'insegnante ha però legato i polsi di quattro-cinque ragazzi in maniera blanda, in maniera da consentire loro di liberarsi. L'allarme, secondo quanto riferito da De Marchis, è "scattato grazie a due telefonate al 112 da un accompagnatore che era a bordo del mezzo e da un bambino che aveva chiamato i genitori". Anche in questo caso, i bambini presenti hanno invece detto che a dare l'allarme sarebbero stati due o forse tre dei loro compagni che avevano nascosto i cellulari.

Lo speronamento, l'incendio e l'arresto dell'autista

A quel punto i carabinieri si sono attivati, nel frattempo informati anche dalla scuola media preoccupata del ritardo da parte dell'autobus. Il mezzo è stato intercettato sulla strada provinciale Paullese all'altezza di San Donato Milanese da tre autoradio dei carabinieri della compagnia di San Donato Milanese che hanno tentato di fermare il bus: "Il mezzo ha proseguito la marcia, a questo punto una macchina gli ha sbarrato la strada ed è stata speronata violentemente dall'autista – ha detto il comandante De Marchis – Il bus ha continuato la marcia ancora per pochi metri, è stato finalmente fermato dai carabinieri e a questo punto, mentre alcuni carabinieri – straordinariamente coraggiosi, professionali e competenti – tenevano impegnato l'autista chiedendogli di desistere, gli altri hanno raggiunto la parte posteriore del pullman, hanno forzato la porta posteriore, hanno infranto due vetri e hanno cominciato a estrarre rapidamente dal mezzo i ragazzi che erano all'interno e gli accompagnatori". Mentre erano in corso le operazioni di salvataggio, riprese da alcuni automobilisti in drammatici video, l'autista – che teneva tra le mani un accendino e minacciava di dare fuoco al bus dopo aver rovesciato una tanica di benzina – ha effettivamente dato fuoco all'autobus: "Il bus era in fiamme mentre gli ultimi ragazzi erano ancora all'interno", ha precisato De Marchis. I carabinieri hanno poi bloccato il 47enne, sceso dal bus.

 

Il bilancio dei feriti: come stanno gli studenti e gli insegnanti sequestrati

Il bilancio finale della mattinata di terrore per fortuna non è affatto grave in termini di feriti: "I ragazzini sono tutti illesi", ha detto De Marchis, lodando il coraggio loro e dei carabinieri intervenuti. La metà degli studenti è stata assistita all'istituto Margherita Hack di San Donato Milanese dai carabinieri e dalla Croce Rossa: qui i loro genitori sono andati a prenderli, mettendo fine a un incubo. Soltanto per dodici studenti e due accompagnatori adulti è stato necessario il trasporto in ospedale: "Sono stati accompagnati presso diverse strutture ospedaliere di Milano e dell'hinterland perché alcuni hanno delle lesioni lievi – abrasioni ed escoriazioni – dovute anche alla rocambolesca fuga dal bus", ha precisato il comandante dei carabinieri.

Chi è l'autista che ha dirottato il bus

L'autista che ha dirottato il bus è un 47enne di origini senegalesi, cittadino italiano dal 2004. Vive a Crema ed è stato sposato con una donna italiana da cui si è separato, dalla quale ha avuto due figli di 18 e 12 anni. Lavorava presso l'azienda di trasporti Autoguidovie di Crema da diverso tempo: era autista a tempo pieno da circa 15 anni, anche se non era stato assunto direttamente dall'azienda ma integrato da un'altra società. Oltre ai suoi precedenti, resi noti dal ministro dell'Interno Matteo Salvini e di cui sembra che l'azienda non fosse a conoscenza, non risulterebbero sul suo conto segnalazioni per una presunta pericolosità per questioni legate al terrorismo. In seguito all'episodio di cui si è reso protagonista il Ministero dell'Interno potrebbe revocare la cittadinanza italiana al 47enne: è un'eventualità contemplata dal Decreto sicurezza.

Il movente e le accuse di cui dovrà rispondere l'autista

Stando a quanto riferito dal comandante provinciale dei carabinieri, quando Ousseynou Sy è stato bloccato e arrestato dai militari dell'Arma ha detto di aver compiuto il folle gesto "per i morti nel Mediterraneo". Una frase su cui secondo De Marchis "ci sarà da indagare". Uno dei ragazzini presenti sull'autobus ha aggiunto che l'uomo avrebbe continuato a ripetere agli studenti: "Le mie tre figlie sono morte in mare e voi dovete bruciare". Sul luogo dell'arresto sono intervenuti il Procuratore della Repubblica di Milano Francesco Greco e il pubblico ministero che si occuperà del caso, Luca Poniz. Ma come ha chiarito in seguito Greco della vicenda si occuperà anche il capo del pool anti terrorismo della procura, Alberto Nobili. Il 47enne risulta infatti indagato per strage e sequestro di persona aggravato da terrorismo, oltre ad altri reati come incendio e resistenza a pubblico ufficiale.

Nell'abitazione dell'uomo a Crema sarebbe stato trovato del materiale sul quale il 47enne è stato interrogato: si tratta di un video in cui l'uomo, che ha ammesso di aver pianificato il suo gesto da tempo, si scagliava contro le politiche migratorie di Italia ed Europa e diceva ai suoi conoscenti a Crema e in Senegal: "Sentirete molto parlare di me". Secondo l'avvocato del 47enne il suo intento era di compiere un gesto eclatante per i migranti, anche dopo l'ultimo caso della mare Mar Jonio, senza la volontà di fare male a nessuno. Il 47enne ha detto che voleva raggiungere l'aeroporto di Linate per poi fuggire. Saranno le indagini ad accertare quali fossero le sue reali intenzioni.