Nella giornata della presentazione ufficiale di Attilio Fontana, candidato di centrodestra alle prossime Regionali, la coalizione si trova alle prese con una sorta di resa dei conti in casa Lega. Con il governatore uscente Roberto Maroni che, dopo la diffidenza con cui è stato trattato dal segretario del suo partito, Matteo Salvini, approfitta di un'intervista al quotidiano "Il Foglio" per togliersi più di un sassolino dalle scarpe: "Io sono una persona leale. Sosterrò il segretario del mio partito. Lo sosterrò come candidato premier. Ma da leninista, non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti e di diventare un bersaglio mediatico solo perché a detta di qualcuno potrei essere un rischio", ha detto Maroni. Il riferimento del governatore lombardo, che pochi giorni fa ha annunciato la sua intenzione di non ricandidarsi alla guida della Regione, è alle voci che hanno accompagnato l'annuncio: c'è chi temeva che la decisione di Maroni fosse figlia di calcoli politici e potesse aprire a un suo eventuale incarico nazionale in caso di vittoria del centrodestra alle prossime Politiche, che si terranno in contemporanea alle Regionali il prossimo 4 marzo.

Un'eventualità che non era affatto piaciuta a Salvini (che, lo ricordiamo, si presenta alle elezioni con la scritta "Salvini premier" sotto al simbolo), che aveva congelato ogni velleità di Maroni con parole chiare: "Se lasci il tuo incarico in Regione Lombardia, che vale molto più di tanti ministeri, evidentemente in politica non puoi più fare altro". Era stato lo stesso Maroni, comunque, a spiegare che la sua decisione è stata presa solo per "motivi personali" e che non ha mai pensato di tornare a Roma a fare il ministro: continuerà a fare politica, ma fuori dalle istituzioni. Le parole del governatore lombardo hanno comunque scatenato la reazione del leader del Carroccio: "Preferisco usare il mio (e vostro) tempo per lavorare e costruire, non per litigare o rispondere agli insulti – ha scritto sui suoi social network Salvini – O l'Italia riparte in fretta, e io ci credo, o sarà tardi. Le polemiche le lascio agli altri. Scusatemi, mi conoscete, sono fatto così".

A sinistra si cerca un'intesa tra Pd e Liberi e uguali.

Se nel centrodestra non mancano le tensioni, a sinistra si continua a lavorare sul fronte di una possibile intesa tra le diverse anime che compongono lo schieramento. Il nodo cruciale è quello di una possibile alleanza tra Partito democratico e Liberi e uguali attorno al nome di Giorgio Gori come unico candidato. Si potrebbe seguire l'esempio del Lazio, dove gli esponenti di LeU molto probabilmente sosterranno il governatore uscente Nicola Zingaretti, che si presenta per un nuovo mandato. In Lombardia è più difficile, anche se non impossibile: appelli all'unità arrivano da tutt'e due le parti. Il vicesegretario dem Maurizio Martina ha affermato: "Il Pd offre unità e apertura a tutte le forze di centrosinistra in Lombardia. Spero battano un colpo utile tutte le energie del cambiamento. La destra – ha aggiunto Martina – sta giocando con arroganza una partita sulla testa dei lombardi senza rendersi conto che non si può trattare così la Lombardia. Possiamo vincere con Giorgio Gori e ogni forza si deve farsi carico di questa responsabilità all'unità". Un concetto ribadito in maniera più esplicita anche dallo stesso Gori: "La porta per Liberi e Uguali è sempre aperta fino all'ultimo – ha detto a Mantova il candidato del centrosinistra – Per valori e programmi la pensiamo in larghissima parte allo stesso modo. Sarebbe un errore che scegliessero di correre da soli, aumenterebbe il rischio di lasciare altri cinque anni la Regione alla destra. Sono pronto a ragionare con Liberi e Uguali su ambiente, sanità e diritti e sono convinto che ci troveremo d'accordo facilmente". Dall'altra parte si sono espressi il governatore della Toscana Enrico Rossi e Pier Luigi Bersani: "Con Gori in Lombardia è opportuno aprire un confronto sul programma, perché rispetto a Maroni non basta fare meglio, come dice lo slogan Gori, ma si deve cambiare idee e politiche", ha detto Rossi. Mentre Bersani ha sottolineato: "Stiamo lavorando, faremo di tutto. L'importante è che non sia un'ammucchiata contro la destra o un accordo tra gruppi dirigenti. Serve una proposta alternativa di sinistra rispetto a quella della destra". Ma uno stop a una possibile alleanza arriva da Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana ed esponente di LeU: "Gli appelli non bastano, il giudizio è di merito, politico".

Prosegue il tour in Lombardia del candidato dei Cinque stelle, Dario Violi.

Chi non sembra avere problemi, né di liti interne né di alleanze, è il MoVimento 5 stelle. Il candidato alla presidenza della Regione, il consigliere regionale uscente Dario Violi, sta proseguendo il suo tour, la "maratona a 5 stelle" attraverso la Regione, per incontrare cittadini e realtà del territorio e presentare il proprio programma: la tappa odierna è stata a Varese. Ieri Violi era al Palazzo delle stelline di Milano assieme al candidato alla Presidenza del Consiglio Luigi Di Maio per presentare un progetto di semplificazione burocratica attraverso la cancellazione di 400 leggi, da realizzare a livello nazionale nei primi giorni di governo. A livello regionale, invece, Violi ha presentato "Lombardia facile", un pacchetto di interventi per la cancellazione della burocrazia e la semplificazione amministrativa attraverso la limitazione degli adempimenti da svolgere, la digitalizzazione, la semplificazione dei bandi e la razionalizzazione dei controlli.