Un distacco che ormai sembra un baratro, impossibile da colmare. La vittoria di Attilio Fontana (centrodestra) alle Regionali lombarde è praticamente certa e rischia di assumere le dimensioni di un vero e proprio trionfo. Lo dicono le proiezioni del Consorzio Opinio Italia realizzate per la Rai che via via si succedono, man mano che prosegue lo scrutinio delle schede iniziato attorno alle 14. La proiezione delle 17.22 (copertura del 70 per cento del campione, margine di errore dell'1,6 per cento), vede il candidato del centrodestra al 45,9 per cento contro il 31,1 per cento di Gori, candidato di Pd e centrosinistra. Seguono Dario Violi (M5s) con il 18,4 per cento e Onorio Rosati (Liberi e uguali) con il 2,4 per cento. Se fosse confermata questra tendenza, Fontana farebbe perfino meglio del suo predecessore, Roberto Maroni, che nel 2013 era diventato governatore con il 42,8 per cento dei voti (contro il 38,2 per cento del suo sfidante di centrosinistra Umberto Ambrosoli).

Queste le altre proiezioni: alle 16.37 il distacco tra il candidato del centrodestra e lo sfidante più accreditato, Giorgio Gori del centrosinistra era di 12 punti percentuali: 44,1 per cento i voti per Fontana contro il 32,6 per cento per Gori. Seguivano Violi (M5s) col 18 per cento e Rosati (Liberi e uguali) con il 2,7 per cento. La copertura del campione era del 56 per cento, con un margine di errore del due per cento. Nella quarta proiezione Fontana era arrivato al 43 per cento, Gori era attestato al 33,2 per cento. La terza proiezione dava Fontana al 42,3 per cento dei voti, seguito dal sindaco Pd di Bergamo Giorgio Gori al 32,6 per cento.

Fontana era in testa anche negli exit poll

Lo spoglio delle schede per le Elezioni Regionali in Lombardia è iniziato poco dopo le 14. Si è votato in 1.516 Comuni lombardi. Al voto oltre 5 milioni e 750mila elettori, per un'affluenza finale pari al 73,07 per cento: di poco inferiore a quella registrata nel 2013, quando il dato si attestò al 76,7 per cento. Si partiva dai dati ufficiosi relativi agli exit poll del Consorzio Opinio Italia per la Rai, diffusi ieri notte. Certificavano come il candidato del centrodestra, Attilio Fontana, fosse in netto vantaggio rispetto al suo avversario più accreditato per il Pirellone, il candidato di Pd e centrosinistra Giorgio Gori. Le due forbici attribuite ai candidati non si toccavano: 38-42 per Fontana, 31-35 per Gori. Un vantaggio molto netto che, a meno di clamorose sorprese (e di un errore macroscopico negli exit poll), rimarrà immutato anche dopo lo spoglio delle schede. Staccati ancora più nettamente dall'ex sindaco di Varese e dal sindaco di Bergamo risultavano gli altri due candidati: Dario Violi del MoVimento 5 stelle (17-21 per cento) e Onorio Rosati di Liberi e uguali (2-4 per cento).

Prima proiezione: Fontana 39,1 per cento, Gori 34,3 per cento

Le prime proiezioni (Consorzio Opinio per la Rai) sono state in linea con gli exit poll: Fontana in testa con il 39,1 per cento, segue Gori con il 34,3 per cento. Terzo Violi con il 21,4 per cento, quarto Rosati con il 3,2 per cento. La copertura del campione della prima proiezione era del 5 per cento, con un margine di errore del 4 per cento. Nelle successive proiezioni, man mano che si procedeva con lo scrutinio delle schede, la copertura del campione si è allargata (arrivando oltre il 38 per cento) con un margine di errore sempre più ridotto.

Al momento Fontana ha rilasciato poche e caute dichiarazioni: "Mi sembra un buon risultato. Grazie ai lombardi che hanno partecipato al voto in maniera così massiccia e hanno fatto questa scelta". Ancora chiuso nel suo silenzio Giorgio Gori, che potrebbe però ammettere a breve la sconfitta dal suo comitato elettorale in corso Buenos Aires, a Milano. Più realista il segretario lombardo del Pd Alessandro Alfieri, che ha ammesso la sconfitta: "Cresce il rammarico per non aver scisso le due elezioni – ha detto Alfieri – tutto schiacciato dal dibattito nazionale, si è persa un'occasione. Questa è una sconfitta, ma da domani pronti a fare opposizione senza sconti a Fontana".

Il destino della Regione Lombardia rimarrà legato per altri cinque anni al centrodestra, che la amministra da ormai 23 anni consecutivi: prima con l'era Formigoni e poi, dal 2013, con quella targata Roberto Maroni. Che adesso passerà il testimone al compagno di partito Fontana, voluto fortemente come suo sostituto dalla Lega di Salvini, già mattatrice assieme ai Cinque stelle delle elezioni politiche.