Tutti a tifare per il Brera Calcio, il Real Milano o l'Alcione. L'unica speranza per vedere ancora in piedi lo stadio Meazza di San Siro passa tra i piedi delle cosiddette "squadre minori" di Milano. È una provocazione? In realtà, è più un'utopia calcistica. La volontà dei due club calcistici principali della città, Milan e Inter, è chiara: San Siro deve essere abbattuto e al suo posto deve essere costruito un nuovo impianto, più moderno, più funzionale alle esigenze di marketing delle due società nelle mani di proprietà straniere che, più che ai sentimenti e alla storia cittadina, badano (anche giustamente) ai conti.

L'incontro di alcuni giorni fa a Palazzo Marino ha chiarito ciò che finora continuava a rimanere sospeso a mezz'aria: per Inter e Milan la prospettiva di ristrutturare il Meazza, magari anche dopo averlo comprato dal Comune, è irrealizzabile. Lo studio presentato dalle società ai consiglieri comunali, seppur ancora privo di molti dettagli, ha messo nero su bianco una "comparazione tra le alternative" che non ammette repliche. Uno stadio costruito ex novo sarebbe più accessibile, più sostenibile, più silenzioso, più redditizio. E fa niente se nello studio non si parla, giusto per fare un esempio, dei circa 11mila tir che secondo alcune stime serviranno per trasportare le macerie del vecchio San Siro durante la sua demolizione.

La politica cittadina, in primis il sindaco Beppe Sala, assiste, un po' impotente e in balìa degli eventi, a un progetto che ha unito come non mai le due squadre "cugine", che dalla loro hanno un'importante e sottile arma di "ricatto": sono del tutto legittimate a costruire un nuovo stadio e, se il Comune non dovesse concedere l'area di San Siro, potrebbero emigrare altrove, magari alle porte della città, a Sesto San Giovanni. È impressionante notare come, nel giro di pochi mesi, la discussione pubblica si sia spostata dall'eventualità di demolire o meno San Siro al dibattito su quale forma assumerà un nuovo stadio ormai dato per certo. E allora, cosa può bloccare l'abbattimento di un impianto che da poco ha compiuto 93 anni di vita? Un impianto ormai divenuto un simbolo e una certezza nello skyline della città e definito, non a caso mutuando il soprannome da un altro simbolo cittadino, la "Scala del calcio"? Uno stadio che solo due anni fa ha ospitato una finale di Champions League, e dunque forse non è così vetusto e "da buttare", come pensano Inter e Milan?

In assenza di altre soluzioni, non resta che affidarsi ai piedi dei calciatori che militano nelle altre squadre cittadine. Quelli che vestono le maglie neroverdi del Brera Calcio, che scendono in campo in un altro impianto glorioso, l'Arena civica. O l'Alcione, fondata nel 1952 e attualmente in Eccellenza. O ancora i giovani del Real Milano e delle tante altre squadre minori cittadini. Immaginatevi la scena: un imprenditore illuminato assume la guida di una di queste società fino a portarla nel calcio che conta, con conseguente aumento esponenziale del numero di tifosi pronti a riempire gli spalti di un Meazza magari ristrutturato, ma sempre lì. Un'utopia in cui cullarci prima che San Siro, così come lo conosciamo, diventi un ricordo.