Uno dei tossicodipendenti che frequentano il boschetto della droga di Rogoredo (Foto LaPresse)
in foto: Uno dei tossicodipendenti che frequentano il boschetto della droga di Rogoredo (Foto LaPresse)

Da almeno venti anni è una delle piazze di spaccio all'aperto più grandi della Lombardia. Parliamo del boschetto della droga di Rogoredo, alla periferia sud di Milano. Un'area che finisce ciclicamente al centro delle cronache in occasione dei blitz delle forze dell'ordine o in circostanze più tragiche, cioè quando sul terreno restano i cadaveri dei disperati che la frequentano in cerca di una dose di droga a buon mercato e rimangono uccisi da un'overdose. Il boschetto della droga viene definito in vari modi: problema, vergogna, emergenza. Ma da decenni resiste a tutta la retorica e anche agli interventi repressivi delle forze dell'ordine. Perché la droga, come hanno sottolineato in più occasioni diversi amministratori pubblici (quelli non interessati solo a strumentalizzare la questione a livello politico), non può essere solo un problema di ordine pubblico ma è anche e soprattutto un dramma sociale. Lo dimostrano i numeri diffusi recentemente dalla Direzione centrale servizi antidroga: nel 2017 le morti per overdose in Italia sono state 294, con un aumento del 9,7 per cento e un trend in costante aumento negli ultimi tre anni.

Il sopralluogo dell'assessore regionale Gallera

Oggi l'assessore regionale al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, ha effettuato un sopralluogo al boschetto per vedere in prima persona le condizioni in cui versa: "È stato davvero impressionante vedere di prima mattina ragazzi vagare come zombie in un mare di siringhe e spazzatura – ha detto l'esponente politico di Forza Italia, recordman di preferenze alle ultime Regionali del 4 marzo – Garantisco il massimo impegno da parte mia e del sistema sanitario per recuperare queste giovani vite". L'impressione è però che quelle dell'assessore rimarranno parole senza alcun seguito, come quelle di altri politici prima di lui. È certo difficile affrontare un problema così complesso: l'impressione è che serva un intervento congiunto e a più livelli, che metta insieme l'aspetto repressivo (nei confronti degli spacciatori), quello socio-sanitario (per cercare di recuperare i tossicodipendenti) e anche quello legato alla riqualificazione dell'area, in maniera da renderla fruibile dai cittadini e sottrarla al degrado.

L'ultimo intervento al boschetto: il muro anti spaccio

Intervenire solo su uno di questi aspetti rappresenta una soluzione spot che non può aiutare a risolvere la situazione. Emblematico a riguardo l'intervento completato da poco da Fs lungo via Orwell a protezione dei binari dell'Alta velocità: un muro alto quattro metri e definito "anti spaccio" che, come affermato oggi dal direttore centrale della Protezione aziendale di Fs Francesco Fiumara, "ha azzerato il pericolo degli attraversamenti dei binari, migliorando la sicurezza di tutti ed eliminando i ritardi in entrata e in uscita che causavano". Per Fiumara "Rogoredo ora è una stazione come le altre, dopo le protezioni non registriamo più le intrusioni". Ma il problema dei tossicodipendenti e dei pusher non è certo stato risolto: si sono solo spostati un po' più in là, nelle zone più interne del boschetto, come documentato dal sopralluogo odierno di Gallera. Le parole di Fiumara non sono piaciute all'assessore all'Urbanistica di Milano, Pierfrancesco Maran: "Non si deve abbassare la guardia, serve un intervento risolutivo, serve il presidio fisso della Polfer promesso da tempo – ha detto Maran -. Per noi il problema è tutt'altro che risolto, la stazione è tutt'altro che nella normalità e tutti devono operare per fare al meglio la loro parte. Bene il muro, bene la presenza di Italia Nostra, serve che questo presidio fisso della Polfer in stazione venga istituito, serve soprattutto che le attività delle forze dell'ordine passi da blitz a presenza continuativa, quotidiana e fissa volta a smantellare non a contenere le attività di spaccio".