Il processo d'appello all'ex commissario di Expo, Beppe Sala, inizierà il prossimo 10 marzo. L'attuale sindaco di Milano lo scorso 5 luglio, in primo grado, era stato condannato a sei mesi (pena poi convertita in una sanzione di 45mila euro) per l'accusa di falso materiale. La vicenda che ha fatto finire Sala in tribunale riguarda la Piastra dell'Esposizione universale, il più importante appalto della manifestazione andata in scena a Milano tra maggio e ottobre del 2015. Sala avrebbe retrodatato due verbali che servivano a sostituire due commissari della gara per la Piastra, ritenuti a rischio incompatibilità. La retrodatazione sarebbe stata compiuta da Sala al fine di evitare ritardi nell'aggiudicazione della gara, ritardi che avrebbero impedito all'Expo di iniziare nei tempi previsti.

L'attenuante di aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale

Proprio il "fine" perseguito da Sala nel retrodatare i verbali ha costituito per i giudici di primo grado un'attenuante, cioè l'aver agito per motivi di "particolare valore morale o sociale". Quest'attenuante aveva spinto i giudici a condannare Sala "solo" a sei mesi contro i 13 chiesti dalla procura generale, ma aveva anche indotto il sostituto procuratore generale Massimo Gaballo a fare ricorso e impugnare la sentenza. Anche il sindaco ha però fatto appello contro la sentenza di primo grado, in quanto certo della sua innocenza e di aver agito correttamente.

Su tutta la vicenda giudiziaria grava però l'ombra della prescrizione. I reati contestati a Sala e agli altri tre imputati – tutti assolti in primo grado a differenza di Sala – sono infatti stati dichiarati prescritti a fine novembre. Il 10 marzo, davanti alla quarta Corte d'appello di Milano, si capirà se la vicenda giudiziaria che coinvolge l'attuale primo cittadino milanese terminerà oppure no: è in quella occasione, infatti, se si capirà se Sala intende rinunciare alla prescrizione e farsi processare per dimostrare la sua innocenza (ne ha la facoltà), oppure avvalersi della prescrizione.