Bisognerà aspettare la fine dell'emergenza coronavirus, probabilmente, per capire se e cosa non abbia funzionato nel sistema sanitario lombardo, letteralmente travolto da uno tzunami che ad oggi ha causato 34889 contagiati e 4861 morti ufficiali, anche se ormai è evidente i numeri sia dei casi sia dei decessi sono entrambi molto sottostimati. Ma già da settimane l'attenzione di chi sta cercando di capire l'anomalia lombarda, cioè il perché di così tanti contagi e decessi in quella che viene ritenuta una delle regioni con la migliore sanità d'Italia, si concentra proprio sui luoghi che dovrebbero curare i malati, e che invece potrebbero aver fatto da amplificatori del contagio, specialmente nei primi giorni dell'emergenza: gli ospedali.

Qualcosa non ha funzionato all'ospedale di Alzano Lombardo?

Sotto i riflettori è finito nuovamente l'ospedale di Alzano Lombardo, uno dei comuni della Val Seriana in cui il Covid-19 ha colpito più forte: la provincia di Bergamo conta 7458 casi (ma nel solo capoluogo, secondo una stima del Comune, i positivi potrebbero essere oltre 10mila e i morti il triplo di quelli ufficiali, 136). A riportare una nuova testimonianza su cosa sarebbe avvenuto nel nosocomio di Alzano è il "Corriere della sera", che in un articolo a firma di Armando Di Landro racconta la vicenda di Francesco Zambonelli, 55enne di Villa Di Serio. L'uomo ha perso la madre, il padre e una zia: la prima con sintomi riconducibili al Covid-19 tra il 21 e il 22 febbraio, gli altri due per casi conclamati di coronavirus.

Mia madre ricoverata in un reparto con positivi, ma nessuno ci ha avvisati

Poco dopo la morte della madre si ebbe la notizia dei primi pazienti contagiati da Coronavirus nella Bergamasca, che erano proprio due pazienti dell'ospedale di Alzano. Eppure, spiega Zambonelli, nessuno dall'ospedale avrebbe informato né lui né gli altri parenti della donna – tra cui il padre e la zia, che si sono poi ammalati e sono morti – che avevano frequentato un reparto in cui c'erano stati pazienti positivi al virus. "Nessuno, né dall’ospedale, né dall’Ats, ci ha chiesto con chi eravamo stati a contatto o ci ha imposto di restare in quarantena – ha detto l'uomo al Corsera -. Siamo stati liberi di girare per giorni come volevamo".