È decisa a passare al contrattacco Giulia Viola Pacilli, la studentessa di 22 anni che lunedì era stata messa alla gogna da Matteo Salvini sul profilo Facebook del ministro dell'Interno. Il leader della Lega, come ha fatto anche in altre circostanze, aveva pubblicato sul social network una foto che ritraeva Giulia in un momento della manifestazione "People: prima le persone" che si è tenuta lo scorso sabato 2 marzo a Milano. Nell'immagine, scattata dal fotografo Luca Cortese, si vede Giulia su un carro dei "Sentinelli di Milano" mentre tiene tra le mani un cartello con la scritta: "Meglio buonista e puttana che fascista e salviniana". Il ministro dell'Interno aveva aggiunto alla frase un commento: "Che gentil signora".

Il fotografo autore dello scatto vuole querelare Salvini

La foto e il commento pubblicati sul profilo del ministro e vice presidente del Consiglio erano bastati per scatenare un'ondata di insulti all'indirizzo di Giulia. La ragazza sta però tutt'ora ricevendo insulti e messaggi diffamatori anche sul proprio profilo personale e, passato un comprensibile momento di amarezza, ha deciso di difendersi per vie legali. Secondo quanto riporta il quotidiano "La Repubblica", infatti, il legale della ragazza, Giovanni Pintimalli, querelerà tutti coloro che stanno inviando messaggi lesivi della sua reputazione alla sua assistita. Gli "hater" di Facebook "saranno individuati dalla polizia postale tramite l'indirizzo ip, e partiranno le querele", ha spiegato l'avvocato. Giulia non ha intenzione di denunciare direttamente il ministro Salvini, anche perché la frase all'indirizzo della ragazza non è diffamatoria. Ma nella querela, ha assicurato il legale della ragazza, sarà messo in evidenza il comportamento del ministro, per altro già adottato in passato con altre persone che non la pensavano come Salvini e si sono trovate "messe alla gogna" sui social del ministro. Chi invece ha intenzione di querelare Matteo Salvini è il fotografo che ha scattato la foto "incriminata" a Giulia: un'immagine che il ministro avrebbe pubblicato senza autorizzazione e per un "uso indegno".