Mahmood, vincitore del Festival di Sanremo 2019 (LaPresse)
in foto: Mahmood, vincitore del Festival di Sanremo 2019 (LaPresse)

In questi giorni non si parla d'altro: Mahmood, vincitore del 69esimo Festival di Sanremo, è al centro dei discorsi, tanto "al bar" quanto sui media e sui social network. Tralasciando le sterili polemiche sulle sue origini, sul suo "grado di italianità" e sui presunti complotti per farlo vincere ribaltando l'esito del televoto, in tanti stanno imparando a conoscere le qualità del 26enne milanese al di là delle sue doti canore (il brano "Soldi" è, tra l'altro, in testa a tutte le classifiche). Alessandro Mahmoud (questo il vero nome del cantante, che ha scelto il nome d'arte Mahmood perché in questa maniera, in inglese, suonava un po' come "il mio modo") è espressione della periferia milanese, un luogo dove i problemi di certo non mancano ma dove ci sono anche energie vitali, dinamismo, integrazione.

Il titolare della scuola di musica: Mi ricordo quando venne la prima volta

Il 26enne è nato, è cresciuto e ha vissuto al Gratosoglio, quartiere alla periferia Sud di Milano finito sotto i riflettori proprio dopo la vittoria di Mahmood all'Ariston. Ed è al Gratosoglio che il 26enne ha iniziato a cantare, prendendo lezioni alla scuola "Musicopoli" di via Boifava. Proprio uno dei fondatori della scuola che si chiama Musicopoli, Andrea Cerati, ha voluto ringraziare Mahmood per la sua umiltà nel riconoscere che "se non fosse stato per Musicopoli non sarei mai arrivato così in alto". "Siamo molto lusingati – ha detto Cerati in una nota – è un grande riconoscimento per il lavoro che Musicopoli fa dal 1992 sul territorio milanese, ma non solo, incanalando le energie di molti adolescenti in attività artistiche di danza, musica, teatro, corsi d’inglese, corsi accessibili a tutti poiché a prezzo di costo". Musicopoli è un'associazione non profit e occupa uno spazio concesso dal 2009 dal Municipio 5 di Milano. Ed è in quella sede che Mahmood ha mosso i primi passi nel mondo della musica: "Mi ricordo di Alessandro Mahmoud, quando venne la prima volta con la madre, una fantastica signora sarda, e mi raccontò che suo padre abbandonò la famiglia quando era piccolo – spiega Cerati – Vedendo che era portato per il canto e la musica, gli feci un piano di studi che potesse permettergli di frequentare Musicopoli e apprendere tutte le discipline formative per il canto".

È la dimostrazione che costanza e caparbietà pagano

Cerati poi entra nel dettaglio delle materie seguite da Mahmood: "Oltre alla tecnica vocale l’avevo ‘obbligato' a frequentare anche coro moderno, una materia importante per imparare a fare il corista e armonizzare a più voci, e cultura musicale, una disciplina dove s’impara a leggere e scrivere la musica". Insegnamenti che alla fine hanno dato i loro frutti: "Ce l’ha messa tutta è alla fine è arrivato! Complimenti alla costanza, passione e al suo amore per la musica. Grazie Mahmood, siamo orgogliosi di te: sei la dimostrazione che con costanza e caparbietà si può arrivare a raggiungere la meta che ci si è prefissati".