Non ci sono situazioni critiche in Italia per quanto riguarda l'emergenza Coronavirus. A dirlo è l'Istituto superiore di Sanità nel suo ultimo "monitoraggio della Fase 2" e le parole dell'Istituto servono naturalmente a rassicurare un Paese piegato da mesi di lotta contro un nemico invisibile e letale, che ha fatto ad oggi più di 33.700 morti ufficiali. Eppure c'è una regione che, più delle altre, continua a far preoccupare: si tratta della Lombardia. Lì dove tutto è partito, con la scoperta del cosiddetto "paziente 1", i dati, anche se in flessione per quanto riguarda alcuni indicatori, in altri casi continuano ad aumentare. È ad esempio il caso dell'indice Rt, che secondo quanto affermato dallo stesso Iss "indica il numero medio di infezioni secondarie generate da una persona infetta a una certa data, ed è una grandezza fondamentale per capire l’andamento dell’epidemia".

In Lombardia, nell'ultima rilevazione che riguarda la settimana del 25-31 maggio, l'Rt si è alzato passando dallo 0,75 allo 0,91. Non si tratta in sé di un dato allarmante, in quanto comunque al di sotto della soglia critica di 1. Come spiega l'Iss, infatti, "se Rt ha un valore inferiore alla soglia critica di 1, il numero di nuove infezioni tenderà a decrescere tanto più velocemente quanto più è lontano dall’unità. Per contro, quanto più Rt supera 1, tanto più rapidamente aumenterà il numero dei contagi. Un valore di Rt sopra la soglia, anche in presenza di un numero basso di casi, è un campanello di allarme sull’andamento epidemico".

L'Rt era stato celebrato (e spiegato male) dall'assessore Gallera quando era pari a 0,52

Il campanello d'allarme in Lombardia non è dunque ancora suonato, anche se la regione dove si concentra il maggior numero di casi e purtroppo anche di decessi "incassa" il secondo aumento consecutivo di un parametro che, solo poche settimane fa, quando era di 0,52, veniva celebrato (e spiegato in malo modo) dall'assessore al Welfare Giulio Gallera. Ora che il parametro cresce, non si è assistito a spiegazioni di sorta sul perché. Resta comunque il fatto che l'Rt è solo uno degli indicatori (anche non troppo attendibile, come spiegato a Fanpge.it dall'epidemiologo Lopalco, che lo ha definito "ballerino e statisticamente instabile") che vengono monitorati per controllare l'andamento dell'epidemia nel nostro Paese, dove pur non essendoci criticità continuano a esserci focolai di trasmissione attiva di Coronavirus e non bisogna dunque abbassare la guardia. A maggior ragione in Lombardia, regione che ha l'Rt più alto di tutte le altre: all'estremo opposto c'è la Basilicata, dove questo indicatore nell'ultima rilevazione dell'Iss è pari a 0. Chissà quando anche i lombardi potranno vedere un valore simile per la loro regione.