La spiegazione da parte dell'assessore Gallera dell'indice Rt della Lombardia è stata "un po' pasticciata, sicuramente una gaffe, figlia di una comunicazione che sta clamorosamente sbagliando il bersaglio". A dirlo a Fanpage.it è l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, professore all'Università di Pisa e coordinatore scientifico della task force della Regione Puglia sull'emergenza Coronavirus.

Professore si parla insistentemente di R0 e Rt per quanto riguarda l'epidemia di Coronavirus. L'assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera ha provato a spiegare l'Rt, banalizzandolo e finendo sommerso dalle critiche. Il governo sembra voler utilizzare invece questo dato per decidere quali regioni "aprire" e come ci si potrà spostare tra le varie parti del Paese. Ci spiega ancora una volta cosa sono questi indici?

L'R0 è l'indice di riproduzione di base: indica il potenziale di trasmissione di un certo microrganismo. In una situazione in cui ipoteticamente tutta la popolazione è suscettibile, l'R0 indica il numero medio di casi secondari generati dall'ingresso di un individuo con virus. Per esempio nel caso del coronavirus all'inizio dell'epidemia, quando sicuramente tutta la popolazione era suscettibile e non si era neanche fatto in tempo a intraprendere delle misure di contenimento, quella era la situazione in cui si poteva calcolare l'R0. Un R0 pari a 1 significa che un virus non ha un potenziale epidemico forte: un potenziale epidemico di un microrganismo lo si valuta nel momento in cui il valore di R0 è superiore a 1, quindi laddove una persona può generare più di un caso secondario. Ecco perché quando un microrganismo è molto contagioso si ha una curva di crescita anche esponenziale.

All'inizio dell'epidemia in Lombardia a quanto è arrivato?

L'R0 del coronavirus molto probabilmente ha oscillato tra 3 e 4.

A un certo punto però nel discorso "pubblico" all'R0 è subentrato l'Rt.

L'Rt, il tasso di riproduzione, non è altro che la capacità di un caso primario di generare casi secondari, ma calcolato in un intervallo di tempo. Non è più un indice teorico di diffusione, ma dice: in quel periodo di tempo, quel caso primario quanti casi secondari sta generando? Quindi questo indice effettivamente mi va a valutare la capacità di crescita o contrazione della curva epidemica. Se l'Rt è superiore a 1 la curva epidemica continuerà a crescere, mentre se è inferiore a 1 avremo una contrazione della curva epidemica.

Per questo motivo professore l'indice Rt viene aggiornato settimanalmente?

Esatto: ogni settimana mediamente si calcola quanti casi secondari ha generato un caso primario, considerando un periodo di incubazione che è di 6-7 giorni, l'intervallo seriale.

Il tentativo di spiegazione dell'assessore Gallera, cioè che se l'Rt è 0,51 ho bisogno di due persone infette insieme per contagiarmi, ha qualche fondamento scientifico?

No, è evidente che è stata una spiegazione un po' pasticciata di questo concetto. Se io oggi ho 10 casi e tra 7 giorni questi 10 casi ne hanno generati 5, ecco che ho un Rt di 0,5. Ma non è una previsione, è una valutazione statistica: in media 10 casi ne hanno generati 5. Se invece in media 5 casi ne generano 10 ho un Rt pari a 2.

Si è parlato di gaffe, l'assessore ha detto che cercava di spiegare un concetto per tranquillizzare i cittadini. Ma non c'è il rischio che la banalizzazione di concetti scientifici possa, al contrario, generare danni?

Ho una mia opinione. Penso che un assessore alla Sanità non sia tenuto a sapere, né a saper spiegare cos'è l'Rt, perché poi ci sarà, spero, in Lombardia un epidemiologo che dalla lettura dei dati spiegherà all'assessore come sta andando l'epidemia. Ecco anche perché fin dall'inizio ho preso in giro chi faceva le classifiche dell'Rt o dei tamponi effettuati: è una banalizzazione della capacità di lettura di un'epidemia, che è un ragionamento complesso fatto dalla capacità di uno specialista di leggere i dati che vengono raccolti. Valutare un'epidemia per un epidemiologo è la stessa cosa che fa un medico clinico per valutare un paziente: se si basa solo sull'osservazione di una radiografia sbaglierebbe, così come un epidemiologo sbaglierebbe a valutare andamento di un'epidemia soltanto guardando l'Rt. Quindi figuriamoci se poi questi dati vengono manipolati da persone che non sono del mestiere.

Però professore l'assessore si rivolgeva direttamente sui social ai cittadini.

Sì, ma è stato egli stesso vittima inconsapevole di questa comunicazione che ormai sono settimane che utilizza questi numeri come se fossero clave. Il problema di fondo secondo me non è la gaffe di Gallera, che è stata evidentemente una gaffe, ma è che la comunicazione secondo me sta sbagliando clamorosamente il bersaglio. Lo stesso fatto di dire le chiusure saranno governate dall'osservazione dell'Rt poi spinge gli assessori a dire: il mio Rt è buono.

In effetti ci sono casi che sono apparsi strani, come l'Umbria o il Molise.

Noi abbiamo avuto il caso assurdo del Molise che in una settimana è diventata la regione più pericolosa del mondo perché c'è stato un cluster epidemico ad un funerale. Ma stiamo scherzando?

Quindi affidarsi al solo indice Rt per decidere aperture o spostamenti tra Regioni non è una scelta sensata.

Ma nessuno lo farà, è assurdo che una decisione così delicata venga affidata a un indicatore che tra l'altro è "ballerino", ha intervalli di confidenza grandi quanto una casa, statisticamente instabile. Non ha senso.

Quindi dal 3 giugno, come saranno prese le decisioni su spostamenti tra regioni?

Spero che questa decisione venga presa su un lavoro di intelligence, su un'analisi del dato il più possibile approfondito. Questo lo possono fare gli esperti che si trovano negli assessorati alla Sanità, che si trovano sul territorio e conoscono i dati e la situazione: in maniera onesta e trasparente ci devono dire qual è il rischio regione per regione.

Non c'è il rischio di pressioni e ingerenze della politica, di fronte al rischio di vedere la propria regione rimanere chiusa?

Diciamo che comunque il ministero ha fatto suo un set di 21 indicatori, che devono essere soddisfatti. Di questi l'Rt è solo uno, ma ce ne sono altri 20. Poi, ripeto, il fatto di vedere i numeri, spiegarli, capire dove sono i casi, se sono focolai vecchi, se sono il risultato di una ricerca attiva. In Puglia, per farle un esempio, abbiamo avuto 10 tamponi positivi: se questi tamponi fossero il risultato di una ricerca attiva di un cluster che ho già evidenziato e confinato non mi farebbero spaventare. Ma se i 10 casi io li avessi come 10 persone che si sono presentate al pronto soccorso con la febbre e che sono risultate positive, a me farebbero saltare dalla sedia. Se si tratta di un focolaio noto che tengo sotto controllo non succede nulla. Ma se è un caso che spunta e di cui non riesco a ricostruire la catena del contagio quello significa che per ogni caso ce ne saranno probabilmente 10-20 che mi sono sfuggiti.

Professore un'ultima domanda su una questione che riguarda non solo la Lombardia, ma tutta l'Italia: la movida. C'è davvero da preoccuparsi, è davvero pericoloso uscire e prendere un aperitivo o una birra? I bar però d'altronde sono aperti e la gente non è più obbligata a restare in casa.  

No, sicuramente. Quanto sia rischiosa la movida lo "scopriremo vivendo", cioè andando a vedere i dati delle prossime settimane. Questo perché non sappiamo in queste situazioni quanto i protagonisti abbiano mantenuto un comportamento il più possibile cauto e quali imprudenze abbiano commesso. Perché un conto è stare fuori all'aria aperta a una certa distanza e bere l'aperitivo, questo non fa male a nessuno. Se però io ho un aggregato di 200-300 persone a breve distanza che stanno bevendo e fumando e quindi la mascherina non la tengono, e poi magari si scambiano il bicchiere e stando insieme sono un po' su di giri e non pensano a mantenere le distanze, questa è una situazione di promiscuità che favorisce la circolazione del virus, c'è poco da fare. Per capire quanto influirà dovremo aspettare un po', anche perché la circolazione del virus nei giovani è molto subdola, quindi non darà casi evidenti, se non quando questi giovani non trasmetteranno il virus ai loro genitori o nonni.

Quindi più che lotta alla movida tout court bisognerebbe invitare i giovani a una movida responsabile?

Dobbiamo prima capire se esiste, una movida responsabile, ma questa può essere una riflessione sociologica al di là del Covid-19. Detto ciò, bisogna soltanto cercare di spiegare che se noi abbiamo riaperto e abbiamo fatto finire il lockdown non è certo per ritornare a fare le cose che facevamo a gennaio. Un po' di intelligenza ci vuole perché è evidente che non possiamo più permetterci alcune cose: non dobbiamo andare tutti nello stesso posto, non dobbiamo andare ad affollare le strade e i luoghi. L'Italia è grande, sarebbe bello se trovassimo la capacità di distribuirci un po' meglio.

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