Aveva superato la grave crisi di fine marzo, quando metà dei consiglieri si erano dimessi in disaccordo con le politiche portate avanti dalla sua giunta. Ma adesso per l'ormai ex sindaco di Legnano, il leghista Gianbattista Fratus, è giunta, almeno politicamente, la parola fine. Dopo che questa mattina il primo cittadino è stato arrestato e posto ai domiciliari dalla guardia di finanza nell'ambito dell'inchiesta "Piazza pulita" della procura di Busto Arsizio, il prefetto di Milano Renato Saccone ha sospeso il sindaco in virtù degli articoli 10 e 11 della Legge Severino (Decreto legge numero 235 del 31 dicembre 2012), che tra i vari aspetti dispone (al comma 2 dell'articolo 11) la sospensione degli amministratori locali "quando è disposta l'applicazione di una delle misure coercitive di cui agli articoli 284, 285 e 286 del codice di procedura penale", tra cui rientrano appunto gli arresti domiciliari.

Sospesi anche il vice sindaco e l'assessore arrestati

Il prefetto ha sospeso dalle loro cariche, sempre per gli stessi motivi, anche il vice sindaco di Legnano Maurizio Cozzi, di Forza Italia, e l'assessore alle Opere pubbliche Chiara Lazzarini, rispettivamente finiti in carcere e ai domiciliari nell'ambito della stessa inchiesta. In una nota della prefettura si legge che la guida del Comune in provincia di Milano, "considerato il caso di necessità ed urgenza" e "per garantire il normale funzionamento" del Comune è stata assegnata al vice prefetto Cristiana Cirelli, da oggi nominata commissaria.

L'inchiesta della procura di Busto Arsizio

Nell'indagine che ha travolto il Comune di Milano l'ex sindaco e i due ex assessori sono accusati a vario titolo di turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e corruzione elettorale. Oltre ai tre arrestati nell'inchiesta figurano anche 11 indagati, tra amministratori delle municipalizzate e dirigenti del Comune. Il sostituto procuratore che ha coordinato le indagini, Nadia Calcaterra, ha parlato di "spregiudicate manipolazioni" dei concorsi pubblici, che venivano di fatto resi inutili dalle "selezioni parallele" organizzate dagli indagati per collocare in alcune società municipalizzate (tre i bandi pilotati che riguardano le municipalizzate Amga spa, Aemme Linea Ambiente e Euro.pa Service) persone di loro gradimento. Secondo i pm gli indagati dimostravano "uno scarsissimo senso della legalità" e "non percepivano la gravità delle loro azioni, come se il loro fosse un modus operandi che, in quanto diffuso, è legalizzato".