Il sindaco di Legnano, Gianbattista Fratus (Facebook)
in foto: Il sindaco di Legnano, Gianbattista Fratus (Facebook)

Scambi di poltrone, amici e conoscenti collocati nei ruoli chiave delle società municipalizzate. "Spregiudicate manipolazioni" dei concorsi pubblici resi inutili dalle "selezioni parallele" organizzate dagli indagati per scegliere persone "gradite, manovrabili e in futuro riconoscenti". Questo il quadro che ha portato oggi all'arresto del sindaco di Legnano, Gianbattista Fratus, della Lega, del vicesindaco e assessore al bilancio Maurizio Cozzi (Forza Italia) e dell'assessore alle opere pubbliche Chiara Lazzarini, indagati a vario titolo dai magistrati della Procura di Busto Arsizio per turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e corruzione elettorale. In totale sono undici le persone sotto indagine: oltre ai tre arrestati (Cozzi è finito in carcere, Fratus e Lazzarini ai domiciliari) sono coinvolti anche amministratori delle municipalizzate e i dirigenti del comune relativi ai concorsi pilotati. Nel corso della mattinata cinquanta finanzieri del comando provinciale di Milano hanno svolto diverse perquisizioni, anche negli uffici del Comune di Legnano.

I pm: gli indagati non percepivano la gravità delle loro azioni

I politici e i dirigenti dell'amministrazione comunale indagati dimostravano "uno scarsissimo senso della legalità" e "non percepivano la gravità delle loro azioni, come se il loro fosse un modus operandi che, in quanto diffuso, è legalizzato”, ha spiegato il sostituto procuratore Nadia Calcaterra, che ha coordinato le indagini. Quello creato nella giunta legnanese “più che un comitato di affari era un comitato di controllo politico sfociato nella rilevanza penale”, ha aggiunto. Di fatto, secondo l'accusa, le nomine principali nelle società partecipate dal Comune di Legnano, ma anche all'interno dell'amministrazione stessa, erano pilotate da Fratus e dai due assessori, "con la connivenza di dipendenti dell'amministrazione disponibili ad accontentarli". "Una volta appreso che c'era una nomina vacante, gli indagati avviavano una selezione parallela", ha spiegato il pubblico ministero, "agganciavano i loro candidati, sostenevano un colloquio, poi facevano in modo che il contenuto dei bandi venissero turbati, modellati sulla base dei requisiti delle persone scelte". Una procedura che, attraverso intercettazioni e ascoltando le conversazioni all'interno degli uffici comunali con una microspia, gli investigati hanno scoperto dalle parole stesse degli indagati. L'assessore Lazzarini, intercettata, diceva di una gara: “Bisogna pilotarla questa qua, bisogna prendere una che si conosce”. Il vicesindaco Cozzi, ascoltato dai finanzieri, diceva al sindaco Fratus "Si individua la persona e basta”, così che la gara diventava qualcosa di accessorio e senza valore. In tutto sarebbero tre le turbative di gara al centro delle indagini: riguardano le società partecipate Amga spa, Aemme Linea Ambiente e Euro.pa Sevice. Le indagini sono iniziate nel marzo del 2018 a partire da un dossier (curiosamente depositato dallo stesso sindaco di Legnano Fratus) in cui venivano denunciate una serie di selezioni pilotate in Amga (di cui Lazzarini era stata dirigente) durante la precedente amministrazione.

L'accusa di corruzione elettorale: nomina in cambio di voti al ballottaggio

Nell'ordinanza c'è anche un'accusa di corruzione elettorale a carico del sindaco Fratus. Dalle indagini è emerso che nel corso delle elezioni amministrative 2017  Fratus, allora candidato sindaco, abbia stretto un accordo in sede di ballottaggio con uno dei candidati sconfitti al primo turno. In cambio del suo appoggio al secondo turno avrebbe promesso la nomina, a lui o ad altri, all'interno di una società municipalizzata. Le verifiche dei finanzieri hanno provato che a fine anno "il prezzo è stato pagato" dal sindaco, che ha costretto alle dimissioni una consigliera di Amme Linea Ambiente e al suo posto ha nominato la figlia del candidato sindaco che aveva dato l'appoggio elettorale. "Che i voti siano stati poi dati è lo stesso candidato a dichiararlo, con un video sui social. La vicenda è raccontata in modo equivoco dagli indagati nelle telefonate intercettate. Non ci sono margini per spiegazioni alternative”, ha sottolineato la pm Calcaterra in conferenza stampa.