Stefano Bettarini all’uscita dell’ospedale Niguarda di Milano
in foto: Stefano Bettarini all’uscita dell’ospedale Niguarda di Milano

Una inquietante intercettazione sarebbe finita agli atti dell'inchiesta sull'aggressione di Niccolò Bettarini, il figlio di Simona Ventura e dell'ex calciatore Stefano Bettarini, accoltellato all'uscita di una discoteca a Milano. Il giovane racconta a un amico "di avere ricevuto in ospedale la visita dei capi della curva dell'Inter che gli hanno detto che a San Vittore hanno fatto picchiare i suoi aggressori, li hanno fatti gonfiare come ‘le prugne' sia dagli sbirri che quelli dentro". "Ora –  dice,  stando alla sintesi della conversazione riportata agli atti – c'è uno dell'Inter che vuole parlare con me e sapere chi è stato ad aggredirmi". La telefonata risale al 7 luglio scorso. Sei giorni prima, il giovane era stato aggredito davanti alla discoteca ‘Old Fashion' di Milano). Nell'ambito dell'indagine condotta dal pubblico ministero Elio Ramondini, sono state arrestate 4 persone.

"Si avvicina sto ‘albanollo' e mi dice ‘tu c'hai gli orecchini come i miei' […] mi ha dato il buffettino in faccia, io gli ho dato un cartone […] e poi boh me ne sono trovati quindici addosso (…) da lì non ho più capito niente". Ecco le parole del 19enne figlio vip, intercettato intercettato al telefono con un amico lo scorso 7 luglio. L'intercettazione, come scritto, sarebbe agli atti dell'inchiesta, anche se dalla procura hanno poi smentito la notizia. Per quanto riguarda la vicenda giudiziaria legata all'aggressione, il gip ha disposto il rito immediato a carico dei quattro fermati per tentato omicidio e gli imputati in questi giorni chiederanno tutti di essere giudicati con rito abbreviato. Il legale di Alessandro Ferzoco, l'avvocato Mirko Perlino, in particolare, ha chiesto l'abbreviato condizionato alla testimonianza di Bettarini in aula e all'acquisizione della sua cartella clinica.

Le intercettazioni di Niccolò Bettarini

Nell'intercettazione che sarebbe negli atti depositati per il processo ai quattro fermati, tra cui Davide Caddeo, che avrebbe materialmente sferrato le otto coltellate, Bettarini parla con un amico e, come riassumono gli investigatori, i due fanno riferimento a un ultrà dell'Inter "che vuole parlare" con il 19enne "e sapere chi è stato ad aggredirlo".  Il figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini chiede all'amico "di aspettare qualche giorno poi gli farà sapere quando possono incontrarsi". Poi, parlando sempre al telefono con un altro amico, Bettarini spiega "come è nata la lite che ha portato alla sua aggressione.

Nei prossimi giorni, dopo il deposito delle istanze delle difese, verrà fissato il processo con rito abbreviato per i quattro: Davide Caddeo, difeso dal legale Antonella Bisogno, Alessandro Ferzoco, difeso dall'avvocato Mirko Perlino, e gli albanesi Andi Arapi (con l'avvocato Simona Uzzo) e Albano Jakei (con il legale Daniele Barelli). La difesa di Ferzoco ha già chiesto al gup Guido Salvini l'acquisizione delle cartelle cliniche per valutare l'entità delle lesioni rispetto all'accusa formulata e la testimonianza in aula di Bettarini (parte civile nel processo) sulla ricostruzione di quanto accaduto. Condizioni dell'abbreviato su cui il gup dovrà decidere.

Ultras Inter: non conosciamo Bettarini jr.

Dopo la diffusione della notizia del presunto pestaggio degli aggressori di Bettarini in carcere sono arrivate le smentite. I rappresentanti della curva nord dell'Inter "smentiscono assolutamente di conoscere Niccolò Bettarini" e "soprattutto di aver fatto picchiare i suoi aggressori". Lo spiega l'avvocato Mirko Perlino, legale del ‘direttivo' della stessa curva nerazzurra. L'avvocato Perlino, tra l'altro, difende anche uno dei fermati per il tentato omicidio del 19enne Niccolò Bettarini, e ha spiegato che anche ieri e' andato a trovare il suo assistito in carcere e che "né lui né gli altri" tre fermati sono stati aggrediti in carcere.

Anche la procura smentisce l'aggressione in carcere

Dopo il tifo organizzato nerazzurra è toccato alla procura di Milano smentire la notizia del pestaggio in carcere. In una nota diffusa dalle agenzie si afferma che al pubblico ministero Elio Ramondini, che ha condotto le indagini, non risulta nessun pestaggio in carcere ordinato dai capi ultrà dell'Inter ai danni dei presunti aggressori di Niccolò Bettarini. Sempre fonti della procura hanno inoltre smentito che il figlio di Stefano Bettarini e Simona Ventura abbia tirato "un cartone", come da lui raccontato a un amico al telefono, a uno dei suoi presunti aggressori, in risposta alle provocazioni verbali e fisiche ("un buffetto") subite.