Pagine dei due dossier per la candidatura a ospitare l’Ema a confronto: a sinistra il documento italiano, a destra l’olandese
in foto: Pagine dei due dossier per la candidatura a ospitare l’Ema a confronto: a sinistra il documento italiano, a destra l’olandese

La fortuna ha giocato un ruolo di primo piano nell'assegnazione dell'Ema – l'Agenzia europea per il farmaco che deve abbandonare Londra dopo la Brexit – ad Amsterdam anziché a Milano. Il capoluogo lombardo, come è noto, è stato battuto al sorteggio: le precedenti votazioni dei ministri dei 27 Paesi dell'Unione europea nel corso del Consiglio degli affari generali che si è tenuto lunedì 20 novembre avevano visto Milano passare come prima (nelle prime due votazioni) e alla pari della città olandese nella terza votazione. Poi, è stata la sorte a determinare la vittoria della Capitale dei Paesi Bassi.

Le tante letture della sconfitta italiana

Nonostante questa premessa fondamentale, all'indomani di quella che resta comunque una sonora sconfitta per il nostro Paese sono state tante – e diverse – le letture critiche: da un lato c'è chi ha puntato il dito contro l'incapacità decisionale dell'Europa, che si è affidata a un sorteggio per decidere una questione importante (secondo diversi studi l'Ema porta con sé un indotto da oltre un miliardo e mezzo di euro). Una critica corroborata dal fatto che la sorte ha deciso anche l'assegnazione dell'altra Agenzia in uscita da Londra, l'Eba (agenzia europea sulle autorità bancarie): la città fortunata in questo caso è stata Parigi, che ha battuto al fotofinish Dublino. Dall'altro si sono sottolineati i "giochi politici" che hanno accompagnato la decisione. C'è stato, infine, anche chi ha puntato il dito contro lo scarso peso del nostro Paese in Europa.

Il confronto tra i due aspetti grafici dei dossier

Una critica di diverso tipo, rivolta più alla forma che al contenuto, è stata quella mossa da un esperto di marketing e strategie digitali, Giovanni Fracasso. Sulla propria pagina Facebook Fracasso ha pubblicato i dossier ufficiali presentati dall'Olanda e dall'Italia a sostegno delle candidature di Amsterdam e Milano come sede dell'Ema. I documenti sono quelli caricati sulla pagina del Consiglio europeo e del Consiglio dell'Unione europea (si tratta di due diversi organismi che non vanno confusi tra loro). Il confronto, a livello grafico, è in effetti impietoso per l'Italia (chi volesse farsene un'idea può consultare i due dossier sul sito del Consiglio europeo).

Un documento word pieno di testo contro un dossier con foto e grafici leggibili

I nostri burocrati hanno presentato una sorta di documento word impaginato in maniera piuttosto elementare, ricco di testo e povero di foto. Un documento fitto, forse figlio della nostra cultura classica e dell'impostazione letteraria. Al contrario, il dossier dei Paesi Bassi si rivela, a una prima e veloce lettura, molto più agile. La base sembra essere una presentazione in stile Powerpoint (entrambi i dossier sono poi stati caricati in formato pdf), con molte foto, grafici leggibili (al contrario di quelli presenti nel documento italiano), un font e perfino colori più gradevoli che rendono agevole la lettura: "Prova a guardare i due documenti – scrive in maniera provocatoria Fracasso su Facebook – Così, scorrendola velocemente, quale scegli?". La risposta delle centinaia di utenti di Facebook che hanno commentato, condiviso e interagito con il suo post è stata pressoché univoca: quello olandese.

I leader olandesi ci hanno messo la faccia. Politici assenti nel dossier italiano

Analizzando i due documenti anche sul piano dei contenuti emergono poi delle macro differenze che, chissà, potrebbero avere avuto un peso sulla decisione finale. Nel documento olandese sia i ministri della Salute e dell'Interno (Edith Schippers e Ronald Plasterk) sia, soprattutto, il Primo ministro Mark Rutte ci hanno, letteralmente, messo la faccia: le loro foto con alcune dichiarazioni sull'importanza dell'Ema sono presenti (con una grafica accattivante) in diverse pagine del documento. Nel dossier italiano manca una qualsiasi dichiarazione di un esponente politico. Non c'è alcuna traccia del gioco di squadra che, va detto, Comune Regione e Governo hanno praticato a sostegno della candidatura. Una dimenticanza abbastanza lampante.

Alla fine ha comunque deciso la sorte

Certo, come spiegato nella premessa, nonostante la forma l'Italia se l'è giocata fino all'ultimo. Segno che evidentemente i contenuti (l'elemento più importante) sono stati letti e apprezzati (o almeno si spera che questo sia avvenuto, e che non si sia trattato solo di un gioco politico). Chissà però se una forma più elegante e invitante del documento avrebbe consentito al nostro Paese di evitarsi il pareggio finale che ha fatto entrare in campo la "monetina". Una "lotteria" simile ai rigori nel calcio: nel 2000, agli Europei contro l'Olanda, ci era andata bene. Questa volta il fato ha consentito ai Paesi Bassi di prendersi una rivincita da oltre un miliardo di euro.