La prima pagina di Libero di oggi, venerdì 11 gennaio
in foto: La prima pagina di Libero di oggi, venerdì 11 gennaio

"Comandano i terroni". Così recita la prima pagina di oggi del quotidiano "Libero", diretto da Vittorio Feltri. Il giornale ci ha abituati a titoli del genere, "urlati" a tutta pagina: col tempo è diventata una sorta di "cifra stilistica" nonché, ipotizza qualche maligno, un modo per cercare di tamponare un'emorragia di copie vendute che, per la verità, interessa un po' tutti i giornali italiani. Con il quotidiano "Libero" ho avuto modo di collaborare alcuni anni fa. Nella redazione ci sono tanti professionisti che svolgono il loro lavoro in maniera impeccabile. Tra loro c'è anche qualche meridionale: non è una sorpresa, per una città come Milano che ha fatto dell'accoglienza delle persone di tutto il mondo la sua forza. "Milanesi si diventa", recita d'altronde il titolo di un libro di un grande scrittore, Carlo Castellaneta, nato a Milano da padre pugliese e madre milanese. Una sintesi perfetta della "milanesità" contemporanea.

Un termine che non appartiene più alla Milano di oggi

Il titolo odierno di Libero ha provocato una prevedibile ondata di proteste e indignazione soprattutto a Sud. Anche il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio non si è trattenuto dal commentare la prima pagina, sottolineando (probabilmente non vedeva l'ora) come a breve finiranno i contributi pubblici di cui Libero beneficia. Ma il titolo del quotidiano di Feltri (che come ci si aspetta da un direttore probabilmente avrà avuto l'ultima parola in merito), oltre che provocare indignazione nel Meridione, infastidisce soprattutto Milano e i milanesi di oggi. "Terroni" è un termine desueto per una città che il sindaco Beppe Sala vuole proiettata nel mondo (ed è di oggi in effetti un nuovo riconoscimento internazionale, assegnatole dalla prestigiosa rivista Wallpaper), una parola che qualifica immediatamente chi lo utilizza: un milanese d'altri tempi, ma in senso negativo. Un milanese che non si è ancora reso conto che la sua città è cambiata, anche grazie all'apporto dei tanti "milanesi d'adozione" che sotto la Madonnina non si sentono affatto figli di un Dio minore. Insomma, un termine che stona decisamente su un quotidiano pubblicato in una zona così dinamica, così milanese, come Porta Venezia (dove ha sede Libero).

Ps. Che poi, a volerci pensare bene, non è neanche vero che comandano i terroni. Al di là delle cariche istituzionali, il governo giallo-verde come scrivevamo prima del giuramento parla decisamente lombardo, con sei ministri e un sottosegretario.