Beppe Sala è il nuovo sindaco di Milano. Complimenti a lui e soprattutto auguri. Auguri perché il dato più evidente che balza agli occhi dopo queste amministrative è uno: Sala è un sindaco "dimezzato". Quasi la metà dei milanesi non si è recata alle urne. Un risultato storico, in negativo: mai nella sua storia "civica" a Milano il dato dell'affluenza era stato così basso. E c'è ancora un ulteriore dato "sinistro": rispetto al primo turno l'affluenza è stata ancora più bassa: 51,8 per cento contro 54,6 per cento. Quasi che ai milanesi non interessasse più decidere a chi assegnare l'amministrazione della città, tra Sala e Parisi.

Si è discusso molto sulla sovrapponibilità dei due: vi hanno ironizzato anche i comici de "Il terzo segreto di satira". Forse, semplicemente perché era così. Di sicuro c'è un dato: Beppe Sala dovrà essere il sindaco di tutti, anche di chi ha votato per gli altri candidati. Ma dovrà soprattutto essere il sindaco dei quasi 500mila milanesi che non hanno proprio votato. Un segnale preoccupante: perché, al netto di chi non è interessato alla politica, nelle migliaia di milanesi che hanno disertato le urne c'è anche chi si è sentito in qualche modo tradito dalla promessa di partecipazione fatta da Pisapia cinque anni fa. E allora ecco che, al di là delle cose che ha promesso nel suo programma (e che ha subito detto di voler realizzare), al di là di tutto, la prima sfida che attende Sala in questi cinque anni è una: risvegliare l'interesse di chi non ha votato non tanto per il disincanto per la politica in generale, che può anche sembrare concetto troppo generale e astratto, ma anche per il disinteresse nell'amministrazione della città. Che è quanto di più concreto e quotidiano ci possa essere: e se la politica è ormai distante anni luce dal quotidiano è una sconfitta per tutti. Anche per Sala.